Con il termine
“Cervelli in fuga” si indicano tutte le risorse umane che sono costrette ad abbandonare il proprio paese, per emergere e mettere in pratica ciò per cui hanno lavorato sodo ed intensamente nella loro vita.
L’Italia ne è piena di questi casi e Stati Uniti e Inghilterra tanto per citarne qualcuno, ringraziano per il “dono” a loro fatto.
Il settore Scienza & Ricerca è forse quello che più ne ha risentito di questo movimento emigratorio.
Ci si lamenta di come si dia più spazio ai “maghi” o chiromanti a discapito di studiosi e ricercatori appunto.
Purtroppo è la richesta del mercato che la fa da padrone. Se un
paese è costituito da persone che per forza di cose (mancanza di assistenza, sostegno, opportunità, cultura, ecc.) ricorrono maggiormente a questi presunti esperti è normale
poi vedere proliferare la loro presenza sulle emittenti televisive.
Ad essi poi aggiungiamo tutto ciò che ad oggi suscita maggiore interesse ovvero i pessimi
modelli che i mezzi di comunicazione propongono quotidianamente.
Ragazzi che intravedono nello show-business televisivo l’unica alternativa per sbarcare il lunario. Oggi come modelli abbiamo calciatori, veline o attori che neanche hanno frequentato nessuna scuola di formazione, ecc.
E’ normale poi che i veri “cervelli” con capacità debbano andare altrove alla ricerca di un terreno fertile su cui crescere e costruire il loro avvenire. Lo stesso Veronesi, ha proposto di creare nel nostro Paese dei centri capaci di attrarre
Cervelli da tutto il mondo e quindi anche quelli di casa nostra dandogli la possibilità di realizzarsi senza prepare le valige.
Spero
soltanto che un progetto del genere possa essere realizzabile e che non si limiti soltanto al campo scientifico ma che possa comprendere altri settori emergenti come ad esempio l’e-commerce.
Ad oggi in Italia avviare un’attività mediante le potenzialità di
Internet è cosa fattibile (grazie anche ai costi ridotti di gestione rispetto ad altre iniziative) ma sarebbe più saggio e producente limitarne l’eccessiva e stagnante burocrazia.
La tv, la radio e i giornali, mediante messaggi di propaganda, insegnano ai
giovani a non mettersi in guida subito dopo aver bevuto, a non fumare, a non fare uso di droghe. Purtroppo però ci si dimentica anche di un aspetto essenziale e comune a tutti: il lavoro.
Lo Stato dovrebbe insegnare ai giovani a non ”elemosinare” un
lavoro insoddisfacente sia sul piano economico che su quello gratificante, ma bensì a crearsi una propria attività imprenditoriale.
Propagande di questo tipo non esistono (i politici sono per natura incapaci di concepire l’iniziativa privata, contrapposta al rubare uno stipendio) ed il giovane viene ostacolato in ogni modo in fase di realizzazione.
Con la conseguenza che i talenti e i capitali se ne vanno all’estero, e l’Italia si affossa anziché risollevarsi.
Alessandro Cosimetti
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