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Pubblicità su Wikipedia? Addio sapere libero e democratico…

Summary rating: 4 stars 7 Recensione
Review by : Antonietta De Luca
Visite : 509  parole: 600   Pubblicato il: gennaio 02, 2006
E’ sul celebre quotidiano inglese Times che è comparsa la prima volta, qualche giorno fa, la notizia di una possibile apertura di Wikipedia al mondo del business. Giunta in Italia e rielaborata nell’articolo di Raffaele Mastrolonardo per la versione on line del Corriere della Sera, la novità ha suscitato presso la wikicomunità una reazione di diffidenza.
In realtà niente dichiarazioni perentorie da parte del fondatore dell’enciclopedia di tutti, Jimmy Wales, il quale durante l’intervista, più che porgere delle risposte è sembrato porsi delle domande e rimanere comunque e sempre favorevole a un dibattito nel corso del quale vagliare tutte le opportunità.
Il punto centrale della questione è l’incredibile incremento di visite registrato dal portale: più di due miliardi e mezzo di contatti mensili e in grado di radddoppiarsi ogni tre mesi rappresentano un indice di gradimento davvero straordinario e inducono le aziende a offire per la pubblicità sul sito cifre da capogiro in cambio della possibilità di raggiungere con le loro promozioni un tale numero di potenziali clienti. Fortunatamente l’ultima parola spetta alla comunità che gestisce liberamente e democraticamente tanto le procedure necessarie a incrementare la conoscenza quanto quelle essenziali per l’organizzazione della sua struttura e che non sempre garantisce la maggioranza alle proposte del suo leader carismatico.
Importanti novità attendono anche il lato editoriale, sebbene si tratti ancora di discuterne. Si rivelano necessarie alcune modifiche riguardo la creazione di contenuti. Fissare gli articoli in versioni stabili o complicare le procedure per apportare cambiamenti faciliterebbe enormemente la verificabilità delle informazioni offerte e trattate.Certamente la spinta elitarista a tutela della qualità del sapere pretende la sua parte e difende, pur nella sua antipatica connotazione, la credibilità del portale e la fiducia degli utenti-lettori, ma la relazione tra mercato e cultura si rivela tragicamente e storicamente sbilanciata ai fini dell’indipendenza di giudizio. Si tratta di accollarsi, insieme alle nutrite entrate, non solo il rischio di dover rinunciare a una parte della propria libertà intellettuale, ma anche di svendere la caratteristica che ha reso questa esperienza unica nel suo genere.

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