Terrorismo e vendetta: questi i due termini della questione che nel nuovo film di Spielberg prende le mosse da una scusa,
un episodio di singolare drammaticità dal quale scandagliare il mondo geografico e psicologico del conflitto. Un’operazione riuscita, secondo la critica,
soprattutto quando sul set attori arabi interpretano i palestinesi e attori
israeliani gli israeliani nei 14 paesi e nelle oltre 120 location con tutto il carico emotivo del caso.
E’ Claudia Morgoglione, dalla terza pagina di Repubblica, a parlare del lungometraggio apprezzato in tutto il mondo. Come riporta la stessa giornalista, la vicenda narrata parte dall’attentato avvenuto per mano del commando palestinese Settembre Nero nel corso dei giochi olimpici di Monaco del 1972 in cui unidici atleti israeliani persero la vita e si sviluppa seguendo le vicende di una squadra di spie del Mossad impegnata in una tragica operazione di sterminio e vendetta mai documentata dalla storia ufficiale. Il libro Vendetta di George Jonas da cui è tratto il film è la ricostruzione giornalistica di quegli avvenimenti, il documentario che testimonia la strategia posta in essere dall’allora primo ministro Golda Meir ai danni dei sospetti responsabili palestinesi.
Il team omicida si mette dunque all’opera sotto la guida del capo Avner, protagonista del film incastrato nel ruolo di marito e quasi padre di famiglia che opta per la causa politica e che scompare nell’anonimato per diventare autore e regista di questa vendetta. Lo affiancano l’ebreo sudafricano Steve, interpretato da Daniel Craig, il belga Robert, fabbricante di giocattoli ed esperto di esplosivi dalle fattezze di Mathieu Kassowitz, il tedesco Hans, specializzato in documenti falsi e Carl, che cancella le tracce dei delitti. Tutti insieme formano un puzzle dell’anima umana nel suo cammino di conversione e tutti presentano caratteri di estrema moderazione. Man mano che le certezze vengono meno avanzano gli interrogativi, domande sul senso della vendetta che restano irrisolte, ma soprattutto che restano.
E’ questo il tratto che ha suscitato le maggiori polemiche, la stessa comunità ebraica di Roma si è ritrovata divisa e discordante nei pareri espressi, agli elogi per la complessità del tema si sono affiancate le critiche per le approssimazioni storiche.