E’apparsa sul magazine Galileo la notizia dell’indagine scientifica condotta da un gruppo di studiosi del consiglio superiore di ricerca spagnolo guidati da Joan Maria Esteban, economista e professore all' Istituto di analisi
economica di Barcellona. Al centro dell’attenzione, spiega Roberta Pizzolante nel suo articolo, la situazione sociale ed economica di dodici paesi sulle sponde del Mediterraneo fotografati nell’arco di tempo compreso tra il 1991 e il 1998.
Il progetto, intitolato
Polarizzazione e conflitto, è stato finanziato dall’Unione Europea per analizzare le criticità nell’ambito dei rapporti tra gli stati e tra i paesi comunitari ed extracomunitari, questa dicotomia, infatti, contraddistingue e costituisce la maggiore tra le difficoltà di relazione internazionale e costituisce un pericolo realistico di conflittualità tra i due blocchi.
Le distanze negli ultimi quarant’anni sono raddoppiate. Algeria, Egitto, Francia, Grecia, Italia, Israele, Giordania, Marocco, Spagna, Siria, Tunisia e Turchia rappresentano, con i loro rispettivi modelli di sviluppo, i termini di una questione scandagliata mediante l’uso di diversi strumenti statistici e sociologici. Uno di questi è l'indice di polarizzazione che segnala la condizione economica con tutti i fattori che la determinano compresi quelli in
grado di generare conflitto, come ad esempio la formazione di gruppi omogenei al loro
interno per tipologia e grado di difficoltà ed eterogenei rispetto ad altri caratterizzati da differente omogeneità al loro interno.
Come spiega Eliana La Ferrara dell'Innocenzo Gasparini Institute for Economic Research dell'Università Bocconi di Milano: “Se la disuguaglianza tra le persone, che può essere non solo di reddito, ma anche politica, religiosa o etnica, genera più strati differenziati nella società allora l'indice di polarizzazione è da considerarsi basso e non c'è rischio di conflitti. Se invece porta alla formazione di due schieramenti, ciascuno omogeneo al proprio interno ma diverso rispetto all'altro, allora la polarizzazione è alta e c'è da preoccuparsi. E' normale che chi è povero si identifichi con persone uguali a lui e si senta alienato rispetto invece a chi è ricco” ed è esattamente lo scenario che si è configurato nel Mediterraneo. Il rapporto tra Grecia, Spagna, Italia, Francia e Israele da una parte e tra Marocco, Tunisia, Algeria, Siria, Egitto, Giordania e Turchia negli
anni Sessanta presentava una grado di recuperabile disparità economica mentre negli anni Novanta l’abisso è diventato incolmabile: l'indice di polarizzazione è passato dallo 0,0643 del 1961 allo 0,1313 anche grazie alle politiche di omgeneizzazione interna poste in atto dall’Unione Europea.La preoccupazione espressa nella ricerca riguarda fattori che potrebbero portare a uno stato di malcontento e di instabilità tali da sfociare in esiti conflittuali. E’ per questo che gli economisti, i sociologi e i politologi coinvolti, elaborando nuovi strumenti ed indicatori, si propongono di realizzare un sistema di preallarme capace di rilevare le criticità in tempo utile per riarginarle attraverso la mediazione e l’arbitrato. A questo è tesa la prossima pubblicazione dei risultati all'interno del Berlin Workshop series: Equity and development della Banca Mondiale.
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