Ha preso il via nel 1948 il
nuovo corso della politica internazionale. La
Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo, infatti, ha segnato una svolta nel sistema delle relazioni tra gli Stati e nel saggio pubblicato sul sito della Società Italiana di Filosofia Politica, Norberto Bobbio spiega come e perché.
La premessa di questo importante documento firmato all’indomani del secondo conflitto mondiale consiste nel riconoscere ai singoli individui alcuni diritti fondamentali. E’ questo nuovo tipo di considerazione che rende ogni
cittadino potenzialmente soggetto del
diritto internazionale là dove prima gli unici soggetti ritenuti tali erano gli Stati sovrani. Un principio di decadimento della sovranità nazionale è da rintracciare proprio in questo passaggio e alla fine del XX secolo sarà confermato dalle politiche economiche della globalizzazione nonché dall’istituzione di corti di giustizia internazionali. Le sentenze riguarderanno questioni di natura individuale tradizionalmente di competenza dei tribunali dello Stato di appartenenza del cittadino travalicando sempre più spesso limiti della sua sovranità.
Per tornare ai diritti umani, è necessario ricordare che il diritto, per realizzarsi pienamente, richiede la possibilità di essere difeso con ogni mezzo – dunque anche con la forza – dalle violazioni. E’ proprio questo tratto a ridurre a una mera potenzialità l’assurgere del cittadino a soggetto di tale diritto. Come è noto, infatti, la comunità internazionale non dispone di mezzi adatti a garantire la coattività delle norme. E’ proprio la mancanza di un titolo di sovranità e di forze armate a rendere utopici tutti i nobili propositi che sono stati affermati con convinzione dopo la tragedia dell’ultima guerra mondiale. La direzione in cui muoversi è dunque quella che permetta la realizzazione concreta dei principi sanciti nella dichiarazione del ’48, perché, a parere dell’insigne studioso, l’ordine internazionale dipenderà da questo.
A ribadire con energia la tutela dei diritti dell’uomo, ha pensato recentemente il comitato che ha redatto il progetto di Declaration on Human Duties and Responsabilities e che lo ha presentato all’Unesco con l’invito a sottoporlo alla propria assemblea generale. La novità consiste nell’introduzione di un concetto di responsabilità cui sono richiamati non solo i cittadini, ma anche le organizzazioni e gli enti della società civile la cui azione è ispirata al rispetto dei diritti umani, mentre, per il resto, il contenuto ricalca quello della dichiarazione del ‘48.
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