E' doveroso avvertire chi
oggi ha intorno ai quarant'anni che esiste nel grande oceano di internet il sito dedicato a Happy days! Fantastico.
Negli atti settanta, dopo una mattinata trascorsa tra i banchi di scuola e dopo un pomeriggio sui compiti per il giorno dopo, c'era, come unica alternativa alla routine, quella benedetta mezz’ora davanti ad un episodio della
serie televisiva più in voga in quel periodo.
Era, come dire, un appuntamento in cui si masticava uno stralcio di vita comune, ma particolare allo stesso tempo. Niente di spregevole, niente di trasgressivo (se non le osservazioni sulle ragazze da parte di Fonzie, comunque e oltremodo, simpatiche e moralmente accettabili, a ben riflettere se paragonato a ciò che la TV – o
le TV – propongono oggi), niente di noioso o di vetusto c’era nelle scene di una famiglia serena e modesta. Ci piaceva perché c’era un po’ di tutto, l’autorità genitoriale, la fratellanza, l’amore fraterno, l’amore amicale, la fiducia nel futuro, la competizione positiva nel gruppo dei pari, la musica moderna, il rock’roll, i consigli giusti dell’amico più grande, la maliziosità ed il pudore dei primi amori, la correttezza nell’audacia degli
amori più spinti, il divertimento lucido, il macho intelligente e sensibile, l'ironia… tutti, ma proprio tutti, valori che i quarantenni, voltandosi indietro sul proprio cammino, guardano con una
punta nostalgica di gran conto.
Questa punta di nostalgia è un iceberg sommerso quando navigando nel sito si è accompagnati dalle musiche della serie televisiva oppure si leggono e si ascoltano le frasi tipiche ed indimenticabili di Fonzie o il commento alla puntata conclusiva del signor Cunningham. Si entra anche nel museo di Happy Days e si può anche lasciare scritto qualcosa sul “muro” o ricordare dove si fosse in quei pomeriggi.
Per i più affezionati si raccolgono le adesioni affinché anche in Italia si distribuiscano i DVD del telefilm.
Insomma, un sano tuffo nel passato, tanto diverso e più allegro del presente sotto tanti punti di vista. In sintonia con l’ideazione della stessa serie televisiva negli anni settanta in cui si riviveva l’atmosfera dei cinquanta perché, anche allora, l’attuale era triste.
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