Questa è la storia della carriera fulminante di un negromante del '500 che entra nel mito e diventa un chiodo fisso della
letteratura tedesca. Una storia molto affascinante - non solo per gli appassionati della letteratura! In verità, di lui si sa poco. Georg (o Johann) Faust nasce nel 1480 a Knittlingen (Württemberg). Fa il maestro di scuola girando per tutta la Germania. Poi fa il mago, forse anche il medico e il barbiere e il consigliere di varie corti. Viaggia
sempre e opera incantesimi. Più volte viene cacciato via da una città perché accusato di sodomia, pedofilia o di aver portato male a qualcuno. Bisogna comunque considerare il fatto che nel '500 magia, filosofia e scienza erano
ancora tutt'uno.
Già quando era ancora in
vita cominciarono a formarsi le leggende più avventurose intorno a lui ed è difficile separare verità e invenzioni. La voce che il
diavolo lo accompagnava era molto diffuso. Le sue apparizioni suscitarono sempre paura, ma anche ammirazione. Faust muore attorno al 1540 a Staufen (Breisgäu). Il primo libro sulle vicende di Faust non usa mezzi termini: l'uomo di quell'epoca doveva capire che uno come Faust che vendeva la sua anima al diavolo per avere in cambio conoscenze, oltre che una bella vita, doveva fare la fine più crudele e sanguinosa che si potesse immaginare. L'uomo non doveva superare i
limiti dello stretto mondo medievale. Le prime storie di Faust erano di chiara ispirazione religiosa, dovevano mettere in guardia il lettore: attenzione, il diavolo che ti tenta è sempre in agguato! Come si spiega l'enorme successo che questa storia ha avuto nella letteratura e nell'arte in generale? L'elenco di drammi, poesie, romanzi, opere liriche, addirittura di balletti che hanno come protagonista Faust è lunghissimo. Alla figura di Faust furono ispirate opere di ogni genere, da quelle musicali di Charles François Gounod, Arrigo Boito, Ferruccio Busoni, Louis Spohr, Robert Schumann, Franz Liszt, Richard Wagner e Hector Berlioz, alle rivisitazioni teatrali e letterarie di Christopher Marlowe, Friedrich Maximilian Klinger, Lessing, Novalis, Adalbert von Chamisso, Christian Dietrich Grabbe, Nikolaus Lenau, Heinrich Heine, Henrik Ibsen, Paul Valéry, Michail Bulgakov, Goethe e Thomas Mann, ai film di Friedrich Wilhelm Murnau, René Clair e di Autant Lara, fino al balletto di Maurice Béjart. Anche la pittura e il disegno (p.e. Rembrandt) ne approfittarono. Il motivo di questo interesse non era solo l'aspetto "spettacolare" del patto col diavolo che è sempre piaciuto al grande pubblico. Quello che affascinava erano piuttosto le infinite possibilità che si aprono quando, con questo patto, si va oltre i limiti intellettuali e fisici dell'uomo. Il problema che si ponevano tutti, anzi che spesso sta al centro del mito del Faust, è questo: è bene o male se l'uomo vuole più dalla vita di quello che gli dà la natura (o Dio, a seconda dell'autore)? É lecito che l'uomo voglia, con l'intelletto e con la sua scienza, dominare tutto, anche i segreti più nascosti del mondo? Per Goethe, che voleva penetrare tutto con la luce della ragione, quest'aspirazione dell'uomo a voler andare continuamente oltre i propri limiti non poteva che essere positiva. Ma forse questa visione era possibile solo in un'epoca in cui l'uomo con i suoi mezzi non era ancora in grado di distruggere non solo se stesso ma anche tutto il pianeta. Thomas Mann che ha visto di che cosa era capace un popolo come il suo, abbagliato dai falsi ideali del nazionalsocialismo, certamente non era più in grado di vederlo allo stesso modo ottimista. E oggi che, con la bomba atomica e con la ingegneria genetica, abbiamo in mano delle possibilità e delle responsabilità come mai prima, il dilemma del Faust, mettersi o no col diavolo per andare avanti, è più attuale che mai.
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