C'è mezzo milione di persone, e certo non sono poche, sotto forma di splendide animazioni digitali che scorazza per le lande,
le pianure, le colline, di Final Fantasy XI. Entrare in questo gioco di ruolo di massa, trovabile anche online, fantasy e squisitamente nipponico nello stile e nel carattere, non è un'esperienza da dover sottovalutare. All'inizio tutto sembra abbastanza innocuo e di certo molto semplice.. La creazione del nostro alter ego, così personale, scegliendo nome, sesso, razza, Elfi, Umani e altre specie, e mestiere, guerriero, ladro, mago, richiede al massimo una decina di minuti, quindici forse, ma solo per gli indecisi. E poi si entra nel videogame e li iniziano i problemi. Il divertimento, ma certo anche i problemi. Vana'diel, il continente virtuale del gioco, è una terra di sortilegi e incredibili magie, di guerre, di città medievaleggainti nei disegni e di territori sconfinati, immensi. Ci sono naturalmente elementi e situazioni già viste in altri episodi di Final Fantasy, ma stavolta non si segue una storia. Così all'inizio si resta quasi immobili impalati in un centro abitato, senza sapere cosa fare, senza averne la più pallida idea. Tutt'attorno, come in una città indaffarata, gente che corre, che chiacchiera, gesticola, contratta e scambia, che organizza spedizioni in luoghi lontani e pericolosi. Nel gioco infatti si esplora e si combatte contro mostri di ogni tipo, si commercia e si fabbrica, tentando di aumentare la propria abilità e le proprie capacità. Insomma si vive in questa società virtuale dove ci si incontra e ci si diverte con gente di tutti i tipi. È la stessa comunità di giocatori a fare il videogame. Non resta dunque che uscire finalmente dalle mura della città in cerca di avventure, nella speranza di incontrare giocatori alle prime armi come noi e pronti a fare amicizia. Ma questo è il principio della fine: se si supera lo spaesamento iniziale e ci si ambienta, prima o poi si porrà il problema della disintossicazione. Solo alcune scelte tecniche sono discutibili, tanto però da rischiare di diminuire un po' il fascino del gioco. Ma questo alla fine resta intatto. Indubbiamente da provare e da giocarci.