Simone ha appena iniziato una run di 6 episodi su “Astonishing X-Men”. Il primo albo verrà pubblicato in America in Agosto.
Fabio Izzo: Possiamo dire che la consacrazione per un
disegnatore italiano è quella di arrivare a disegnare un comic book per colossi
come la Marvel e la Dc? Un italiano che ce l’ha fatta, una
fuga di cervelli la tua?
Simone Bianchi: In realtà è stata conseguenza di una precisa volontà
di
lavorare per loro. La vera fuga l’ho fatta io fisicamente quando 3
anni fa mi sono trasferito un’estate a New York, per potermi presentare
col mio portfolio agli editor di Dc e Marvel e far vedere a qualcuno i
miei lavori. Fortunatamente l’allora Editor Peter Tomasi li ha trovati
adatti a un progetto che avevano in cantiere, “Shining Knight” scritto
da Grant Morrison, e mi hanno preso a lavorare con loro.
Da quel momento ho fatto fisicamente ritorno a casa ma è iniziata la “fuga virtuale” delle mie tavole.
wolv050_cov.jpgF.I.: Ci puoi spiegare la tua persona esperienza
lavorativa, mostrandoci la
differenza tra il sistema italiano e quello
americano?
S.B.: Al di là dell’ovvia differenza di risonanza e del bacino di
lettori che hai negli Stati Uniti, una delle principali differenze
consiste nella libertà creativa che ti viene lasciata, specialmente
alla Marvel. Pensa cosa vuol dire per un disegnatore avere quasi carta
bianca sul modo di rappresentare la sceneggiatura che ha a
disposizione: da noi questo tipo di libertà creativa risulta
sicuramente più difficile da ottenere, le scelte sono ancora in parte
condizionate da fattori esterni.
Un’altra differenza non trascurabile è il ruolo che un disegnatore, e a
maggior ragione uno scrittore, ha nelle vendite di un albo. In Italia
ci sono testate popolarissime su cui si sono susseguiti tanti nomi
diversi, senza che questo abbia fatto desistere i lettori a comprare
quel titolo o ne abbia esponenzialmente aumentato le vendite (tranne
evidenti casi, quali Sclavi su “Dylan Dog” e Berardi su “Ken Parker”,
prima, e “Julia”, dopo): negli Stati Uniti il nome che compare
sull’albo è determinante per l’acquisto di questo o quel titolo da
parte del lettore.
F.I.: Qual’è stato il mantra del tuo cammino? La molla che ti ha
permesso di arrivare dove sei ora e che ti spingerà verso nuovi
traguardi?
S.B.: Credo la disciplina e la dedizione totale a quello che faccio.
Non l’ho mai sacrificato ad altro e spendo da sempre un’enorme energia
per vedere il mio lavoro evolversi e maturare (anche se devo ammettere
che per un certo periodo di tempo un determinato mantra lo recitavo
quotidianamente..)
F.I.: Quali sono stai i disegnatori che ti hanno maggiormente influenzato?
S.B.: Claudio Castellini, John Buscema, John Romita Junior, Jim Lee,
e fra quelli più giovani, più vicini a me come età, Alex Ross, Travis
Charest e Esad Ribic, e ovviamente il maestro Sergio Toppi.
F.I.: Quale tuo lavoro ti ha dato più soddisfazioni?
S.B.: Probabilmente “Shining Knight”, perché alla prima esperienza
in America lavoravo con uno degli scrittori più grandi e perché quella
miniserie avrebbe significato la mia presentazione ad un pubblico così
vasto. La run di “Wolverine” perché da sempre sogno di disegnare questo
personaggio, di cui a casa ho statue, action figures, poster.. e quindi
essere su quella testata era di per sé una gioia immensa.
F.I.: Ovviamente: il tuo
personaggio preferito?
S.B.: Neanche a dirlo, Wolverine, quello che sento più nelle mie
corde per la sua animalità e istintività, ma anche Batman, con il suo
animo più riflessivo, cupo e gotico.
F.I.: Un artista come Will Eisner, trasportò la letteratura in
fumetti, c’è un ‘opera letteraria su cui vorresti lavorare, facendo una
tua personalissima trasposizione in tavole e nuvole?
S.B.: Tanto per alimentare le voci sulla mia arroganza e
megalomania, a livello di illustrazione di accompagnamento, “La Divina
Commedia”, una delle poche opere che mi metterebbe veramente in
soggezione perché lì non cisarebbe davvero più da scherzare, per il
tema che tratta e per chi l’ha scritta.
A livello di trasposizione, di graphic novel, per quanto sarebbe
difficilissimo, “Il Profumo” di Süskin, a cui comunque la trasposizione
cinematografica ha già reso un omaggio visivo che sarebbe difficile da
eguagliare.
F.I.: Cosa consigli di leggere ai nostri lettori di tuo e non?
S.B.: Di mio, sicuramente “Shining Knight”, per la qualità della
scrittura e “Wolverine”, perché rappresenta una run chiave del
personaggio. Di non mio, “Il mondo di Edena” di Moebius, “Sherazade” di
Sergio Toppi,“Kingdom Come” di Alex Ross e Mark Waid e “Weapon X” di
Barry Windsor Smith.
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