Martin Lings, interprete della "Scuola perennialista" sulla linea di Guénon, Coomaraswamy e Schuon, offre una diagnosi veramente
profonda e precisa della crisi spirituale che il mondo moderno attraversa. L'undicesima ora è la metafora usata per indicare il momento ultimo della
civiltà umana, ossia l'ultima frazione dell'Età del Ferro, il momento terminale che chiude un ciclo che dura da milioni di anni. La conoscenza delle fonti Tradizionali consente all'autore di interpretare i sintomi della crisi, che sono oggi sempre più palpabili, e indicano chiaramente quanto la fine sia prossima. Ma la fine - come l'autore illustra - non si manifesterà come catastrofe totale, in cui il genere umano scomparirà. Ipotesi interessante è data dalle parole di Cristo, "gli ultimi saranno i primi", nonché dalla parabola dei lavoratori della vigna, in cui gli ultimi arrivati ricevono la stessa paga di chi ha lavorato tutto il giorno.
Che gli ultimi saranno i primi, lascia pensare che gli uomini dell'ultima ora saranno anche gli uomini dell'inizio del nuovo ciclo, che dunque si ritroveranno nell'Età dell'Oro che inaugurerà il nuovo ciclo, subito avviato al termine di questo in corso.
Il libero pensiero, dunque il razionalismo critico diffuso dall'Illuminismo, ha portato la confusione che oggi mescola l'intelletto con la ragione, e tutto a sfavore del primo. Come l'autore nota, la radice dell'intelletto sta nel cuore, e la sostanza del cuore è la divinità. Soppiantato il cuore, l'intelletto è corrotto dalla ragione calcolatrice che sottomette ogni cosa, ogni conoscenza e ogni fede al dominio della verifica empirica. Quel che la ragione si può permettere, infine, sono dei ragionamenti privi di profondità, giacché il cuore è escluso dall'esprimere certezze superiori al calcolo. "In un mondo dove le idee in voga sono esclusivamente orizzontali, senza alcuna dimensione di altezza e profondità, i contrasti nei confronti dell'intelletto sono notevoli, ovvero contro il suo divenire effettivamente operativo in ogni dato individuo".
Colpevole di tale deturpazione, è il culto del progresso che il razionalismo moderno è andato edificando. Lo stesso culto, che oggi rivela le sue conseguenze più nefaste nelle politiche adottate dalle nazioni più avanzate sul piano della "civilizzazione", è autore del capovolgimento della classica concezione antropologica: ove l'uomo era visto come una creatura che discende dall'alto, quale emanazione del divino, oggi gli idolatri della scienza esaltano il suo provenire dal basso, dunque dalla condizione inferiore di animale. Lo svilimento della stessa origine umana è sintomatico dello svalutarsi dello stesso individuo, ora ridotto a semplice mammifero. La conoscenza della Tradizione è preziosa, nota Lings, in quanto può aprire "la via del ritorno alla sua smarrita centralità", dunque ristabilendo il contatto col Trascendente.
Prima Copernico, e poi in maniera più decisiva Darwin, hanno prodotto il germe dello scetticismo verso ogni verità religiosa. Per Lings, ai nostri figli dovrebbe esser insegnato tutto, indi le ipotesi opposte che affermano e negare i pensieri biblici e pre-biblici, ossia quelli che un tempo sono valsi in tutte le aree del mondo. La verità ci è comunicata tramite simboli, di cui oggi l'uomo conosce sempre meno il significato. Come nel caso dei linguaggi, la complessità lascia il passo a una maggior semplificazione - e questo al contrario di quel che certe teorie evoluzionistiche sostengono, ossia che dal semplice si evolve verso il complesso. Il linguaggio del simbolismo, che è parte dell'eredità dell'uomo primordiale - dice Lings - è basato su una gerarchia di diversi gradi dell'universo. "Un simbolo non è un qualcosa scelto arbitrariamente dall'uomo per illustrare una realtà superiore; è idoneo nella misura in cui è radicato in quella realtà, che lo ha proiettato come un'ombra o un riflesso, sul piano terreno. Ogni oggetto terrestre è il risultato di una serie di proiezioni dal Divino allo spirituale, dallo spirituale allo psichico, dallo psichico al corporeo". Cogliere il senso dei simboli è rapportarsi agli archetipi divini, dunque alle idee più alte.
I riti religiosi sono una celebrazione simbolica di quegli archetipi, dunque del divino che prende forma e si rende comunicabile. Da qui, Lings trae spunto per una polemica contro la scelta seguita dalla Chiesa Cattolica, compiuta primariamente dal pontefice Paolo VI, di rendere la liturgia cattolica un semplice linguaggio per le masse, dunque da rinnovarsi e adattarsi al tempo storico. Con ciò, la Chiesa avrebbe abbracciato la stessa idea dell'
evoluzione, che pure è antitetica al contenuto profondo e tradizionale che la Chiesa doveva custodire. Lo stesso Paolo VI elogiava l'uomo, al momento dello sbarco sulla luna: "Onore all'uomo re della terra, ed oggi Principe del cielo". E poco dopo avrebbe detto: "Noi moderni, uomini del nostro tempo, desideriamo che ogni cosa sia nuova. I nostri vecchi, i Tradizionalisti, i Conservatori, misuravano il valore delle cose in base alla loro durevole qualità. Noi, invece, siamo attuali, vogliamo che ogni cosa sia sempre diversa, per essere espressa in una forma continuamente improvvisata e dinamicamente nuova". Che dire, dunque, di questo momento epocale in cui la politica conservatrice della Chiesa di Roma è perduta, e in cui l'istituzione si avvia verso il declino? La lettura di Lings, in proposito, è sorprendente e chiara.
Tutto ciò - la sorte della Chiesa Cattolica come pure la politica egualitaria che in nome dell'eguaglianza elimina la libertà - è un tutt'uno, così come tutti i segni dei tempi sono concomitanze della stessa trasformazione epocale. Lings definisce lo spirito del tempo ultimo, ma anziché spingersi nel pessimismo ci invita a riflettere, indicando motivi di fiducia che aprano il cuore a un nuovo sguardo sul mondo e sull'uomo.
Marzio Valdambrini