Nota: cliccare sul link per il testo della poesia.Scritta per le nozze di un bibliotecario lucchese, il
Pascoli slega tutta la sua classe, ma anche tutta la sua sofferenza per
quella sessualità a lui negata dal rapporto morboso con le sorelle e
dall'amore inconfessabile per quella minore, Ida.
Nell'oscurità si schiude quindi il Gelsomino Notturno ma, al contempo,
si consuma anche la prima notte di nozze e i parallelismi tra i due
eventi, consentono al poeta l'amara riflessione che sfocia in
pessimismo e rassegnazione. Usando il suo caro novenario, che riportò a
splendore, Pascoli apre la poesia con "E"
simbolo di un taciuto precedente, di un'ansia che riesplode nelle ore
in cui pensa ai suoi numerosi defunti. Poi l'apparizione delle "farfalle crepuscolari", le cieche Macroglosse, belle e viscide: come l'amore sessuale anch'esse attraggano ma repellono il Pascoli.
Nella seconda quartina, l'umano vien taciuto eppur è presente, fa
qualcosa in quella casa che ci appare stranamente calda ma inquietante
mentre tutto s'addormenta.
Eppure è proprio dall'addormentamento in poi, terza strofa, che i
segnali si fanno più violenti, che fuoriesce un intenso
odore di
fragole, ma di una fragranza forte e repellente per il Pascoli visto che,
proprio quando si accorge che c'è attività nella casa, l'odore stesso
lo riporta alle fosse intrise del sangue dei suoi familiari.
4° strofa: Anche l'ape è fuori ed è, come il poeta, esclusa dalle celle,
dalla deflorazione amorosa. Questo apre al pessimismo macro e
microcosmico: le Pleiadi (la chioccetta: anche però gallina in dialetto garfagnino) va con il suo pigolio di stelle: sinestesia tipica pascoliana (udito+vista).
Le ultime due strofe sono memorabili:
L'attrazione dell'odore amoroso sveglia i sensi pascoliani, fragorosamente ("l'odore che passa col vento" è un vento chioassoso che si contrappone alla pace della casa, allo spegnersi del lume, all'inizio dell'amore coniugale).
E' l'alba: si chiudono i petali...dunque il fiore notturno torna in stato di attesa, ma sono
petali gualciti, così come il letto degli amanti, e lì...nel prato e la dentro nella casa e nell'urna molle e
segreta (del fiore ma anche della sposa deflorata) si cova una : non so che felicità nuova.
Tecnicamente e sentimentalmente sublime. Vorrei far notare come la
circolarità tipica del Pascoli si sublimi nell'apertura dei petali al
verso 1 e poi nella loro chiusura a poesia terminata. Eccezionale
l'abilità metrica pascoliana che si rivela nell'elusione sillabica
intraverso nell'ultima strofa. Il decasillabo sdrucciolo (1° verso
ultima strofa)diventa metricamente un novenario grazie all'elisione di petali con un (2° verso ultima strofa). E infatti petali non fa rima con segreta, ma togliendo l'ultima sillaba di petali e contandola in elisione nel verso successivo, rimane peta che appunto rima con segreta.
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