La
semantica, branca della
linguistica, che studia il
significato delle parole è antica quanto l’interesse della filosofia per il
significato, ma il termine SEMANTICA fu creato dal linguista francese Bréal
sulla base del greco SEMAINEIN “significare”; il linguista francese intendeva
la semantica come studio delle leggi che presiedono alla “trasformazione dei
sensi delle parole, alla scelta delle nuove espressioni, alla nascita e morte
delle locuzioni. Quest’accezione che è ancora in vigore negli studi di linguistica
storica, è stata nel XX secolo in ambito linguistico prima affiancata e poi
soppiantata da un uso di SEMANTICA intesa come “semantica strutturale”. La
“semantica strutturale”si occupa delle relazioni paradigmatiche fra
significati (sinonimia, antonimia, metonimia, iperonimia\ iponimia, campo lessicale) e
le relazioni sintagmatiche (solidarietà lessicale, collocazione) in termini di
analisi componenziale delle unità linguistiche, viste come insiemi di semi o
tratti semantici. All’interno di processi come la nominazione vale a dire
l’impiego di termini per designare oggetti (designazione, riferimento) o come
la spiegazione del significato (definizione) sia a livello individuale, sia
collettivo qual è socialmente realizzata nel caso di dizionari monolingui i
semanticisti di formazione linguistica si sono interessati soprattutto di
significato intensionale (estensione/intensione).Grazie agli studi di
linguistica testuale e di teoria dell’enunciazione (deissi) i linguisti hanno
incominciato ad occuparsi del significato di unità più grandi e alquanto
complesse dei singoli lessemi interessandosi anche di referenti e di
coreferenza.
Parlando ora
del fenomeno della “
polisemia”, é necessario innanzitutto spiegare il
significato del termine che é stato creato da M. Bréal<1897>, partendo da una
parola greca: é una parola nata in una epoca precedente all’uso di “sema” e
“semema”, se lo si volesse mettere in relazione a questi ultimi andrebbe inteso
non come “proprietà di avere molti semi”, bensì come”proprietà di avere molti
sememi”. Sarebbe dunque corretto parlare di “polisememia” dato che le
espressioni con un solo significato, sono dal punto di vista dell’analisi
componenziale,formate da molti semi. La polisemia é frutto dello sviluppo nel
tempo di una cultura e della
lingua che la esprime: quando una comunità
linguistica necessita di nuovi segni linguistici per creare nuovi concetti, di
rado si rifà a segni totalmente nuovi anche sul piano del significante, ma di
frequente seguendo la legge dell’economia, del minimo sforzo, aggiunge nuovi
significati a significanti preesistenti con procedimenti metonimici e
metaforici: per esempio, al significato originario di “navetta”(contenitore
della spola), sono stati affiancati altri significati, fino a quello più
recente di “navetta spaziale”. Le parole più frequenti di ogni lingua sono
considerate le più polisemiche sempre a causa della legge del minimo sforzo. “La
polisemiaӎ un meccanismo fondamentale per il buon funzionamento della
lingua. Se ogni parola avesse un solo
significato, saremmo costretti a rifornire la nostra memoria di tante altre
parole quanti sono i significati di cui abbiamo bisogno. Infatti dato che le
cose ed i concetti da indicare sono sempre più numerosi con lo sviluppo sociale
e culturale, dovremmo far ricorso a un numero sconfinato di parole per
esprimere ciascun significato con un vocabolo diverso. Perciò, grazie alla “polisemia”,
possiamo invece rappresentare vari significati con una sola parola, realizzando
un’economia indispensabile affinché la lingua sia efficiente, accrescendo
perfino il potere simbolico del linguaggio. A differenza dell’omonimia (si ha
quando una parola che si pronuncia-omofono-o che si scrive –omografo- come
un’altra ha un significato completamente diverso da quello della parola con
identico significante), fenomeno particolare causato sia dai fatttori diacronici
che dal contatto linguistico (bilinguismo o diglossia: in Italia, per esempio,
la situazione più macroscopica e diffusa di contatto linguistico é quella che
si verifica fra la lingua italiana ed i suoi dialetti dove di rado i due codici
in contatto presentano un’assoluta parità; é in effetti assai più frequente la
circostanza di una dominanza dell’uno sull’altro o sugli altri), la polisemia é
un fenomeno onnipresente e centrale nella semantica delle lingue
storico-naturali. Il fatto che un termine possieda più di un significato può
spesso provocare il fenomeno dell’ambiguità lessicale: é il caso in cui il
contesto non appaia del tutto chiaro o vengano usate delle parole con
significato troppo generico come “affare”,o “cosa”. Oltre al contesto é di
notevole importanza la “qualità” dei diversi significati di una parola, in modo
particolare il rapporto in cui stanno gli uni con gli altri. Contro le
incertezze interpretative derivanti dalla polisemia esistono perfino le difese
grammaticali (variazione di genere fa in modo che si possa distinguere “le
braccia di un uomo” da “i bracci di un penitenziario”); l’ordine delle parole é
essenziale per comprendere la differenza fra “galantuomo e uomo galante”;
infine possiamo accennare alla polisemia grammaticale dove la stessa parola
funziona come aggettivo ed é il caso del termine “giovane” che funge in questa
frase –sei più giovane di me- da “aggettivo”, mentre in –quel giovane é veramente abile nello studio di materie
scientifiche- funge da “nome”(nella polisemia sintattica “un buon lavoratore”può
implicare sia che è un” buon lavoratore”sia che é un “lavoratore che lavora
molto”: nel primo caso, l’aggettivo é riferito al nome, nel secondo caso, é
riferito al verbo “lavorare” che é alla base del nome. Dato che un segno
polisemico possiede sememi simili, si pone la questione del suo significato
principale (o di base), il quale può essere una sorta di denominatore comune a
tutti i sememi oppure può coincidere con uno dei sememi (il più generale, il
meno marcato, quello che si presta di più ad essere la base degli altri).
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