Il precedente lavoro di Marc Jimenez, Qu'est-ce que l'esthétique? (1997), aveva già fatto notare l'autore come molto al corrente
sulla storia della nozione e aveva messo particolarmente in valore le sue qualità didattiche. Questi aspetti sono confermati nel suo ultimo libro, La querelle de l'art contemporain (2005), che si concentra invece al dibattito francese degli anni Novanta, dominato, in ambito estetico, proprio dalla querelle che dà il titolo al libro. Quest'ultimo, in un certo senso, inizia lì dove il precedente si era fermato, e sviluppa con la chiarezzza abituale di Jimenez le teorie più recenti, sia francesi (de Duve, Millet, Michaud), sia europee (Habermas, Rochlitz) sia anglosassoni (Danto, DIckie). Delle cinque parti che ne costituiscono la struttura, le prime due servono da introduzione alla querelle, esponendo le circostanze che l'hanno prodotta e in particolare il ruolo del paradigma postmoderno. La terza parte consiste in un resoconto della disputa stessa, dei suoi protagonisti e dei suoi argomenti. Le ultime due parti esplorano i problemi che l'episodio ha sollevato (principalmente quellllo della valutazione dell'arte), e la posizione dei differenti teorici su tale questione. Il merito dell'opera è quello di rendere la complessità della situazione artistica, spesso confrontando idee e fatti. Là dove maggiormente ci si aattendeva una posizione di Jimenez, era ovviamente sulla questione dei criteri del giudizio estetico. Ma piuttosto che proporre una soluzione, della quale l'autore si preoccupa di sottolineare la sfuggevolezza, Jimenez in qualche modo "relativizza la relativizzazione" che è all'origine della stessa querelle: dal suo punto di vista, il vero malessere dell'arte
contemporanea consiste nella concentrazione dei teorici sulle discordie e li rimprovera di trascurare così il nodo centrale del problema. Riconosce senza difficoltà l'esistenza di un abuso in tutti i generi, dedicando un capitolo ai contra ma sapendo anche prendere partito anche per i pro, insistendo sulla vitalità dell'arte contemporanea. Vale la pena di soffermarsi sulla sua spiegazione dell'eterogeneità e il carattere spesso controverso della creazione attuale. Secondo Jimenez, l'arte di oggi avrebbe realizzato l'ingiunzione delle avanguardie di fondere arte e vita. Vi sarebbe quindi una sorta di mimesis su larga scala, che piuttosto che copiare un mondo percepito da una prospettiva utopica o evoluzionista, lo mostra in tutta la sua crudezza e orrore: 'l'informe che talora si critica all'arte contemporanea, è lì per dire ciò che il mondo è realmente'. Tra i problemi studiati figura il pluralismo - il quale riaffiora in
estetica nei tratti dell'estetica descrittiva di Genette o Schaeffer. In effetti se, come vorrebbe spiegare la postmodernità, le grandi narrazioni sono sostituite da racconti validi soltanto per dei gruppi ad apertura ridotta, è possibile allora d'attribuire il termine "arte" a quasi tutta la produzione umana. A questo problema Jimenez non sembra offrire una soluzione, contentandosi in qualche modo di cogliere le faglie nelle argomentazioni altrui. Eppure si tratta della chiave del malessere estetico attuale.