Nello
Spaccio del bestione trionfante, Giordano Bruno prende posizione netta nei confronti del Cattolicesimo, liquidando
in via definitiva il modello cristiano di creazione. Prendendo posizione a favore del principio generativo "spontaneo" - rappresentato dal "tessalo Deucalione, al quale, insieme con Pirra sua consorte, fu mostrato nelle pietre il principio
della umana generazione" - si schiera a favore della "poligenesi" ribadendo la pietà, l'umanità, la superiore antichità degli abitanti del Nuovo Mondo. In conclusione: disponendosi nell'ambito di una discussione che fu da ogni punto di vista decisiva, dalla "scoperta" dell'America Bruno accoglie temi essenziali per rinsaldaer, da un lato il fondamento ontologico della "
filosofia nuova", rigettando dall'altro lato tutta la tradizione cristiana.
Non è perciò casuale che Mocenigo (personaggio dello Spaccio), nella denuncia che gli è messa in bocca dall'autore, congiunga il problema del "diluvio" e il problema delle "anime create", le quali - come egli dice - per opera della natura passano d'un animale in un altro.
Per Bruno, la materia prima di ogni cosa è pur sempre una.
L'ontologia bruniana finisce per dissolvere, in definitiva, ogni primato umano di carattere tradizionale, sia dal punto di vista del corpo (della materia corporea) sia dal punto di vista dell'anima (della materia incorporea). A differenza di quanto si sia a lungo pensato - vedendo nel suo pensiero il culmine della
dignitas homini - Giordano Bruno appartiene in verità a un'altra storia.
Le interpretazioni sono tutt'oggi dibattute.
Inequivocabile si manifesta la radice del suo insanabile dissidio con la dottrica cattolica tradizionale; l'ontologia bruniana dell'anima è vista (e spiegabile) nella prospettiva di un materialismo pervasivo, che pur essendo sì un "materialismo spirituale", è certo destinato a rifiutare i canoni stabiliti e consolidati del Cristianesimo del suo tempo.