Qualcuno, nella serata del 28 settembre 1978, introdottosi negli appartamenti vaticani, ha tragicamente messo fine alla vita
terrena di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I.
Come ogni indagine che si rispetti, la regola numero uno è cominciare dall’inizio, senza tralasciare il benché minimo dettaglio.
Yallop si cala nei panni del detective e ricostruisce, tassello dopo tassello, ciò che compone l’intricatissimo puzzle degli accadimenti avvenuti prima, durante e dopo il breve regno di
Papa Luciani. Attingendo da numerose testimonianze raccolte sia all’interno delle mura del Vaticano sia da altre autorevoli fonti esterne, l’Autore traccia un profilo biografico del defunto Papa, e parallelamente ci mostra una carrellata di avvenimenti e personaggi contemporanei che ci consentono di meglio inquadrare il contesto politico-culturale e di individuare gli indizi necessari all’indagine.
La grande personalità, la modestia e l’umiltà di Luciani, nell’esposizione di Yallop, fanno da contraltare alla superbia, cupidigia ed arroganza di loschi e cupi personaggi, la cui storia è in qualche modo incernierata al breve papato e alla triste dipartita del pontefice.
Punti cardine della vicenda qui narrata sono l’intreccio di interessi speculativi della finanza vaticana, gli scambi di favori e i sordidi traffici, un mondo occulto e variegato dove si affacciano banchieri, faccendieri, politici, famiglie mafiose, insospettabili massoni e alti prelati. Leitmotiv è un flusso smisurato di dollari e lire attraverso la banca della Santa Sede e tra banche d’oltralpe e d’oltreoceano compiacenti, una fame pantagruelica di soldi, soldi anche macchiati di sangue, che mai si placa.
Affiorano così dalla melma di questo vischioso ed insondabile pantano, implacabilmente messe a nudo dalla penna di Yallop, figure che hanno fatto abbondantemente parlare di sé sui quotidiani dell’epoca, come quella del Venerabile Maestro della P2 Licio Gelli, alias “il burattinaio”, “lo squalo” Michele Sindona, “il banchiere di Dio” Roberto Calvi, monsignor
Marcinkus direttore della Banca Vaticana, il segretario di Stato Vaticano J. Villot e il cardinale Cody di Chicago.
Denominatore comune di queste sei persone era l’irrefrenabile sete di potere e di denaro, unico vero loro acerrimo nemico era Albino Luciani, quell’umile prete adamantino dal carattere solido come una roccia, che in poco più di un mese aveva dato corso ad una serie di iniziative e stava avviando una rivoluzione senza precedenti in seno alla Chiesa romana, presto indirizzata verso nuove direzioni, e che mirava ad un urgente rimpasto delle gerarchie vaticane. Ciò che il neo Papa stava indagando erano appunto le attività illecite a cui erano dediti alcuni suoi diretti collaboratori, quali l’appartenenza alla Massoneria, ed ai vincoli che si erano creati fra questi prelati e la P2. Inoltre, certamente egli aveva scoperto l’esistenza della rete di corruzione nella Banca Vaticana, che includeva il riciclaggio di denaro “sporco” di provenienza mafiosa. L’Autore ci fornisce – senza tema di smentita – tutti i dettagli della ragnatela di operazioni fuorilegge che avvennero tra la “Banca dei Poveri”, ovvero lo IOR, diretta abilmente da Marcinkus, e tra Banco Ambrosiano ed altri Istituti esteri sparsi nei vari paradisi fiscali delle Bahamas e di Panama. Attraverso gli sportelli della Banca papale affluivano miliardi che erano il frutto di operazioni delittuose, in assenza dei dovuti controlli, e ne uscivano soldi “purificati” pronti per essere investiti altrove. La Vatican Incorporated comprendeva, in quel periodo, una miriade di società alcune delle quali fittizie, altre operative in altri settori, dagli immobiliari ai farmaceutici, fra cui annoverava anche la produzione dell’esecrata pillola anticoncezionale. Dietro questa cortina eretta da porporati faccendieri si celano verità inconfessabili, situazioni inconcepibili ed inconciliabili specialmente per chiunque indossi una tonaca. Albino Luciani voleva fare tabula rasa di tutto il marcio all’interno della Curia vaticana. E voleva farlo proprio il giorno dopo.
E’ indubbia opinione di Yallop che si tratti di assassinio e non di morte naturale: tutti gli indizi raccolti sembrano portare ad un’unica ipotesi, quella del complotto ai danni di Luciani ed al conseguente omicidio. Sapeva troppo, e soprattutto cominciava a preoccupare più di una persona circa le iniziative che voleva intraprendere. Le incongruenze del resoconto relativo alla scoperta del cadavere e la volontà di non voler procedere all’ autopsia sembrano avvalorare questa teoria. Ma chi assassinò il Pontefice, in che modo, e soprattutto come e con l’aiuto di chi riuscì a far perdere le sue tracce?
La risposta a questi inquietanti interrogativi il lettore la troverà, senza arzigogoli, nelle pagine del libro; un libro da alcuni giudicato blasfemo e zeppo di scandalose menzogne, da altri invece rivelatore, che ha certamente contribuito a far luce sull’operato di una certa Curia Vaticana molto lontana dagli ideali evangelici e incredibilmente convertita al culto del “Dio Denaro”.
Ai posteri l’ardua sentenza!