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Homepage Shvoong>Arte E Scienze Umane>Arte>Gabriele D'Annunzio: rapporto con il fascismo

Gabriele D'Annunzio: rapporto con il fascismo

di: gigi90    
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Gabriele D’Annunzio



Il rapporto con il fascismo Il poeta che più di ogni altro fu vicino al fascismo e rappresentò questo periodo storico fu senza dubbio Gabriele D’Annunzio. Il suo rapporto con il Regime fu molto particolare e ambiguo: dapprima la sua posizione fu contraria alle idee di Mussolini, ma in seguito il poeta aderì al fascismo, anche per motivi di convenienza che concorsero alla sua fama. Il Duce, se da un lato stimava D’Annunzio per il suo stile di vita e le sue idee, dall’altro aveva il timore di averlo come avversario e che potesse infiammare le piazze, dato il suo carisma e la capacità di trascinare le masse. Testimoni di ciò sono i fatti che riguardano la villa di Cargnacco del poeta: Mussolini, come tributo a D’Annunzio, inviò finanziamenti per trasformarla in una residenza monumentale, il famoso “Vittoriale degli Italiani”, più simile ad un museo che ad una abitazione, ma al tempo stesso lo fece controllare da spie.
Il rapporto tra Mussolini e Gabriele D’Annunzio fu sempre ambivalente, di reciproca diffidenza e forse anche di rivalità. D’Annunzio, infatti, non era solo un poeta, ma anche un uomo d’azione: grande sostenitore dell’intervento in guerra dell’Italia, si arruolò come volontario allo scoppio della Prima guerra mondiale e partecipò ad alcune spedizioni aeree e navali. Celeberrimo è il volo su Vienna con il suo aereo durante il quale lanciò volantini tricolori sulla città austriaca, provocando grande scalpore, e non solo in Italia. Ma la sua azione più famosa e importante fu il colpo di Stato che fece nella città di Fiume, come reazione alla “vittoria mutilata”. Subito dopo l’occupazione della città, Benito Mussolini lo esaltò, ma il governo condannò l’azione incaricando Pietro Badoglio di risolvere la situazione. Badoglio però era un grande amico di D’Annunzio e si limitò a bloccare i viveri per i volontari italiani a Fiume. L’impresa, che terminò con l’intervento dell’esercito e della marina italiani, dimostra lo stretto legame tra il poeta e il fascismo: nel periodo dell’occupazione D’Annunzio copiò i gesti carismatici del Duce e del Regime, come ad esempio l’uso della camicia nera, mentre i fascisti sfruttarono l’evento per fare propaganda.
I rapporti tra i due personaggi storici rimase così fino alla fine, anzi, si accentuarono le divergenze in occasione dell’alleanza con la Germania. Il “poeta vate” era conscio del fatto che il suo nome era sfruttato dal fascismo per fare propaganda, ma comunque lo accettò, anche perché era visto come una gloria della nazione italiana.


Pubblicato il: 02 agosto, 2009   
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