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Sommari e brevi recensioni

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Mario Sironi

di : atelierunique     

Autore : Gabriele Crepaldi
Studia a Roma, poi conosce Balla, Severini e Boccioni con cui va a Parigi.
I suoi primi dipinti sono prettamente divisionisti,
ma subito abbandona questa linea per avvicinarsi e aderire al Futurismo.
Intorno agli anni '20 esegue una serie di paesaggi urbani, dove si riscontra una pittura sicuramente più realista.
In seguito collabora con Margherita Sarfatti all'attività del gruppo Novecento italiano, in cui cercava di far confluire le varie tendenze pittoriche italiane.
Nel frattempo continua ad avvicinarsi all'espressionismo e intensifica la produzione delle grandi composizioni, soprattutto affreschi e mosaici.
Negli anni quaranta ritorna ad un tipo di pittura da cavalletto, però ricca di una nuova concezione spaziale , che sviluppa e approfondisce nelle sue opere.
Sironi attraverso le sue opere cerca di discostarsi dagli altri futuristi e di sviluppare un linguaggio autonomo.
anche se condivide il loro tentativo di raffiguare un realtà in movimento, lo esprime sicuramente in un modo meno evidente.
Il Ciclista
1916 - 1920, olio e collage su cartone,
Roma, collezione privata
Il dipinto viene eseguito nel 1916 per Margherita Sarfatti.
E' una delle migliori testimonianze del periodo futuista  di Sironi: la sua interpretazione è personale diversa da quella degli altri futuristi e cerca di sviluppare un proprio linguaggio autonomo. Anche se il pittore condivide il tentativo di raffigurare una realtà in movimento, esprime questo dinamismo in maniera meno esasperata e semplifica le forme, ma mantiene i legami con la realtà, senza stravolgerla. Infine non si serve di tinte brillanti , ma preferisce i toni cui e poco luminosi, più vicini alla sua visione della vita silenziosa e solitaria.
L'allieva
1923 -1924, olio su tela
collezione privata
L'opera viene eseguita durante il periodo in cui Sironi si allontana dal futurismo e si avvicina al realismo e al gruppo del novecento Italiano, animato da Margherita Sarfatti.
L'impostazione del dipinto ricorda quello delle muse inquietanti di Giorgio De Chirico.
La sua espressione pensierosa e meditativa, si ispira ai modelli della ritrattistica rinascimentale, che l'artista assimila e interpreta con notevole acutezza, così da infondere alla tela una sollenità pacata ricca di fascino.
Pubblicato il: agosto 17, 2009
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