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Appuntamento a Timbuktu

di : wipaskikriz     

Autore : L. Caracciolo
Fino a ieri l’ Africa era un continente senza identità, senza futuro. Si conoscevano solo devastazioni, guerre, pandemie,
con conseguenti missioni umanitarie. Di sviluppo non si poteva parlare. Si diceva: “L’ Africa muore, si suicida. E’ un mondo inutile, condannato, ove i magnati possono praticare lo sport della magnanimità.” Non esiste un’Africa da un solo volto, da un unico colore, ma un’Africa multiforme, dai colori molteplici. Bisogna quindi, per conoscerla, integrare tutte le immagini, ascoltare tutte le voci, accogliere tutti i punti di vista. La vera Africa si trova oltre il deserto del Sahara. Qui si gioca nel campo energetico una partita fra gli USA e la Cina, importante per la supremazia a livello globale. Qui si manifesta la forma più cruenta del terrorismo , quella alimentata dalla violenza dello scontro di civiltà. Qui un gran numero di territori sono in caotico fermento. Il Sudafrica si avvia a diventare una potenza imperiale, affiancata dalla Nigeria, dilaniata da conflitti interni. Gli altri stati sono patrimonio di chi li regna, un’elite corrotta, disposta ad ogni compromesso. Nel 2002 prende il via l’Unione Panafricana, con potere limitato, che però rappresenta un anelito panafricano, un comune desiderio di appartenenza, con sfumature di patriottismo: l’aspirazione condivisa. a diventare artefici del proprio destino. Negli anni novanta sotto l’occhio indifferente del mondo l’Africa è stata sconvolta da tragedie sanguinose: il genocidio in Ruanda, la prima guerra mondiale africana, la fine del regime razzista sudafricano. E’ da tale ecatombe che ha avuto inizio la nuova fase dell’Africa sudsahariana. L’arretratezza rimane tuttora abissale, gli abitanti dell’Africa sudsahariana non dispongono di un dollaro al giorno ciascuno. Siccità, fame malattie, Aids fanno strage delle popolazioni. La crescita è inesistente. Il vecchio e il nuovo colonialismo hanno devastato la ricchezza di tradizioni, idiomi, culture, hanno depredato la terra delle ricchezze naturali.La tratta dei negri e il colonialismo europeo sono ferite non ancora rimarginate, che rendono difficile il riappropriarsi della propria identità e della propria storia. L’Europa, e l’Italia in particolare, dovrebbero favorire una rinascita africana: l’Africa è infatti il continente più europeo dei continenti extraeuropei. Ma l’interesse dimostrato dalle potenze europee è marginale, non va oltre le emergenze umanitarie. Gli investimenti sono ridotti. Il peso del passato coloniale condiziona i rapporti: la Francia pensa ancora all’Africa come a un dominio riservato, da difendere. L’Inghilterra considera i possedimenti del Commonwelth come uno strumento per competere con l’America a livello geopolitico. La presenza dell’Italia nelle ex colonie è limitata ai monumenti, testimonianza dell’antico sogno di far rivivere la potenza romana. La prima repubblica ha fallito nella cooperazione. La seconda repubblica si è disinteressata del problema africano. Recentemente l’Italia ha concretizzato azioni di pacificazione e contributi per la ricostruzione in Somalia. Oggi l’Africa conta, soprattutto perchè è il teatro della competizione Usa – Cina. Nel 1996 la Cnpc, gigante petrolifero cinese, inaugura la sua penetrazione in Sudan, il più grande paese africano , che riduce quasi ad una dipendenza d’oltremare. S’impadronisce di infrastrutture e armamenti, determina economia e scelte politiche, protegge al-Basir, responsabile dei massacri nel Darfur. Il Sudan è un modello della geopolitica africana. La priorità è economica : approvvigionamenti di petrolio , gas, minerali preziosi, legnami, contro danaro, armi, tecnologie, protezione politica. Il fine ultimo è geopolitico: il costituirsi della Cina come nuova potenza mondiale, con interessi ovunque. Pechino gioca la sua carta, si definisce “il più grande dei paesi in via di sviluppo” < I cinesi sono dei nostri, ci capiscono meglio> dicono alcuni leader africani. Pechino non si pone il problema dei diritti umani e della democrazia. E non indietreggia dinanzi alla corruzione. A parità di condizioni economiche gli africani preferiscono i fratelli asiatici. L’invasione cinese è a vasto raggio: dal Mar Rosso giunge al Golfo di Guinea., dal Corno d’Africa alla Nigeria, fino all’Angola e alle regioni australi. Le due aree, nelle quali gli interessi cinesi e americani si contrastano maggiormente, sono il Sudan e il delta del Niger. Dalle postazioni conquistate la Cina non intende recedere: esse assicurano il 33% del fabbisogno energetico. La Casa Bianca, assediata da altre urgenze , non è in grado di fronteggiare la nuova realtà e si esprime con una politica tradizionale, ispirata dai gruppi cristiano-evangelici, conservatori. Gli USA si trovano dinanzi ad un dilemma: o stabilire rapporti economici esclusivamente con paesi liberi o quasi e lasciare quindi la maggioranza dei territori all'influenza cinese, o “ sporcarsi le mani “ e trattare anche con i paesi meno appetibili”. Le contraddizioni esistono anche nella lotta al terrorismo. Cellule jihadiste, provenienti dallo Yemen e dall’Arabia saudita , sono penetrate nella Somalia, nel Sudan, nella Nigeria Settentrionale. Esse costituiscono un pericolo, che gli USA non riescono a neutralizzare, a causa dello scarso coordinamento fra risorse militari, d’intelligence e di peacekeeping. La politica di contrasto alla Cina manca di determinazione. Una revisione della polica economica richiederebbe una diversa politica sul territorio, con un diverso sistema di alleanze. Solo da un decennio in Africa si stanno evidenziando soggetti geopolitici autoctoni. Accanto ai paesi nord africani dal potere consolidato alcuni paesi tentano di costituire una sfera di influenza quasi imperiale, specialmente il Sudafrica, seguito dalla Nigeria, dalla Repubblica Democratica del Congo e dall’Angola. Il Sudafrica si espande commercialmente fino al Sahara, svolge azione mediatrice nei conflitti locali, stabilisce rapporti con il Sud America e l’India. La sua egemonia non può che suscitare l’invidia dei paesi limitrofi e non. La scena politica mondiale futura dovrà prevedere anche protagonisti africani.
Pubblicato il: luglio 03, 2006

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