…La madre di Pan temeva che il figlio fosse troppo irrequieto e vitale. Con una madre simile, Pan non sarebbe certo stato felice; sull’Olimpo, invece, dove fu portato dal padre Ermete, poté ridere e scherzare per la gioia di tutti gli immortali, dei quali divenne il beniamino. Si trovò nell’ambiente adatto e poté dare sfogo alla propria esuberanza...”.
Quando ho letto questo libro, una decina d’anni fa, sono rimasta colpita dal racconto di un episodio accaduto durante un incontro terapeutico tra Schellenbaum (l’autore) e un paziente in cui, quest’ultimo, in seguito ad un abbraccio era scoppiato in un pianto dirotto. L’amore, il tocco, il contatto, pensai, più di mille parole ottengono il miracolo in un istante.
Me lo sono riletta, per la seconda volta, molto lentamente, un pò a causa dei contenuti dolorosi che ho vissuto più intensamente,infatti, le pagine che descrivono quello che succede ai non
amati sono piuttosto crude, e un pò per assaporarmi fino in fondo alcuni passaggi pieni di contenuti profondi che entrano dentro facendo vivere delle esperienze.
Questa volta ho ascoltato con più comprensione le mie ferite, allontanando certi pregiudizi che avevo nei miei confronti.
Tutti, anche quelli che si sentono amati, devono imparare a vivere bene la solitudine che Schellenbaum chiama ‘fondamentale’, perché prima o poi tocca la vita di ognuno e chi non ha imparato a stare bene con sé stesso difficilmente riesce a viverla con serenità.
I bambini che subiscono traumi affettivi si allontanano dall’amore e mettono in atto quei meccanismi di difesa (‘giochi del non amore’) che influenzeranno la loro vita da adulti. Sarà quindi fondamentale per loro passare
attraverso la psicoterapia.
‘Consapevolizzare’: questo è il primo passo da fare nel percorso di guarigione e comprende anche l’amore verso gli emarginati, che, in quest’ottica fanno da specchio.
E’ importante ‘sentire’ le emozioni per arrivare a comprendere la propria modalità affettiva (secondo passo). L’analisi del sogno, l’ascolto del corpo, il contatto visivo e un’attenzione particolare alla respirazione aiuteranno in questo.
L’ultimo passo consiste nella ‘liberazione’ delle emozioni rimaste impresse nella memoria corporea. Per favorire questo processo, l’autore propone una tecnica: il ‘massaggio mentale’.
NON AMATO
La
ferita del non amato si forma quando un bambino, in simbiosi con qualcun altro (di solito la madre, ma non è sempre detto) subisce un distacco traumatico o lo vive come tale.
Questo segnerà la sua vita da adulto, perché lo porterà a vivere l’esperienza dell’amore perpetuando l’antico dolore, portando cioè avanti i vecchi schemi ricevuti in tenera età: ‘giochi del non amore’ che metterà in pratica con varie modalità comportamentali.
Psicoenergetica
Schellenbaum racconta alcune esperienze personali vissute nell’infanzia e in età adulta che lo hanno particolarmente colpito, le sensazioni da lui provate sono l’effetto di uno stato di completa armonia con l’universo in cui l’energia vitale scorre liberamente: l’esperienza della completezza.
Spinto da questo e stimolato da altri terapeuti che lo hanno preceduto, elabora il concetto di ‘psicoenergetica’, se ne avvale a scopo terapeutico e lo inserisce come materia di studio in diversi percorsi formativi.
La psicoenergetica può definirsi come l’attenzione ai processi energetici e si svolge attraverso il riconoscimento e la mobilitazione delle emozioni, quindi, nel setting terapeutico, oltre al lavoro con i sogni e con il transfert, si dovrà incoraggiare il contatto fisico.
COMPRENDERE
Molto spesso i bambini non sono amati per quello che sono (incondizionatamente) ma soltanto per quanto rappresentano, hanno però una forte tendenza attualizzante che li porta a percepire questa incongruenza che diventerà per loro una certezza.
Quelli che hanno subito traumi affettivi possono sviluppare forme più o meno gravi di depressione, infatti, se passano dalla frustrazione di non ricevere da adulti l’amore che solo i bambini possono ricevere, rimangono in confluenza con ‘l’oggetto d’amore’ e, quando quest’ultimo s’allontana, non reggono la separazione finendo per ammalarsi, qui l’energia vitale ristagna perché si trova paralizzata tra due spinte: una creativa di trasformazione, l’altra ristagnante intrisa di vecchi schemi.
SENTIRE
“La ferita dei non amati è senza parole”
Il trauma dei non amati risale al periodo preverbale precedente e successivo alla nascita: i primi mesi di vita non si possono descrivere a parole neppure in età adulta e il
dolore della ferita deve trovare una via d’uscita, si viene così a creare un’interruzione tra il processo attualizzante e l’esperienza soggettiva.
Attraverso la psicoenergetica si può trasformare la pressione in impulso, perché non vi ristagni più, in questo modo il
corpo e la psiche potranno finalmente danzare armoniosamente in un processo inscindibile di consapevolezza.
LIBERARE
La liberazione dell’energia vitale avviene attraverso una benefica
attenzione alla ferita provocata dalla mancanza d’amore (percepita o reale che sia), infatti, soltanto rivivendo a livello corporeo questo dolore, osservandolo fin nel profondo, ed infine liberandosene, si può arrivare a condurre “quell’esistenza realmente umana finora negata”.
L’autore propone un percorso terapeutico che include: l’utilizzo dei sogni, da lui percepiti come frammenti di fantasia da poter integrare e mettere in pratica nello stato di veglia, e l’esperienza del corpo. A tal proposito, suggerisce l’utilizzo di una tecnica: ‘il massaggio mentale’ che si svolge attraverso l’attenzione ai processi autonomi che avvengono nel corpo, facendo in modo che parli spontaneamente, anche nel suo dolore.
Nei non amati il dolore provocato dalla vecchia ferita si ripresenterà immancabilmente nei momenti più critici della vita, ora, però, hanno più conoscenze e più strumenti per reagire.
Alessandra
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