Il mito di Faust appare per la prima volta nel Cinquecento, e presto si impone come un leit-motiv sentimentale della cultura
tedesca (e non solo). Rappresentazioni di questa figura sono state elaborate in chiavi diverse; si tratta di un dramma
moderno che pure contiene gli elementi di immortalità di cui già il mito tragico antico era impregnato. L'uomo che non può sfuggire al suo destino: questo è l'orizzonte in cui si colloca il protagonista della storia, che ha fatto il patto col
diavolo, e proprio il vincolo a cui ferocemente deve soccombere ne stabilisce la dimensione, profonda e insolubile, drammatica e disperata fino alla follia, che stringe l'uomo fino a piegarlo nella dannazione.
Ad ogni modo, pare che il personaggio Faust debba il nome a un uomo in carne e ossa, che dunque la sua storia sia, in qualche misura, ispirata alla realtà. Johann Faust sarebbe nato nel 1482 a Knittlingen, in Germania, e dopo una vita di vagabondaggio si sarebbe dedicato alle scienze occulte.
Sarebbe con ciò divenuto un negromante. La necromanzia è una pratica di divinazione in cui i suoi praticanti mirano ad evocare alcuni "spiriti operativi", al fine di stabilire un qualche contatto con l'aldilà. Pur essendo una pratica e una conoscenza molto antica, nel Medioevo questa fu bollata con l'etichetta di magia nera, o "commercio con spiriti impuri", e perciò messa al bando.
Lo stesso Faus è allontanato continuamente dai luoghi in cui cerca di insediarsi. La sua morte, avvenuta intorno al 1540, si racconta in modi diversi ma pur sempre brutali e tragici. Era diffusa la voce che l'uomo avesse fatto un patto col diavolo, per avere in cambio delle conoscenze superiori alle possibilità umane.
Il diffondersi nel Medioevo di questa storia - e così fino al Novecento - è spiegabile anche con l'intento pedagogico che dietro al racconto si celava. Faust è infatti un uomo che non accetta i propri limiti che gli sono imposti dalla natura, e osando sempre di più arriva a perdere la propria anima, che baratta volentieri col demonio. Nell'epoca in cui la fede e la religione avevano un'egemonia sulla vita culturale, la storia di Faust conteneva il monito a diffidare del demonio, che si nasconde dietro tutto quel che ci adula e ci promette cose lusserreggianti, e però in cambio ci sottrae al dominio su noi stessi e ci spinge alla perdizione.
Le figurazioni letterarie di questa storia sono molteplici, fino anche all'età contemporanea: da Christopher Marlowe e Chamisso fino a Grabbe, Lenau, Heine, Ibsen, Goethe e infine si ricorda il capolavoro novecentesco di Thomas Mann, in cui la vicenda tragica di Faust è rappresentata dalla Germania hitleriana che persegue la sua strada verso il nulla. Per quanto concerne il pensiero filosofico novecentesco, ricordiamo anche Oswald Spengler, che usa il termine "civiltà faustiana" appunto per definire la nostra civiltà occidentale che, mossa dall'idea del progresso e dal mito della tecnica, si orienta verso il proprio tramonto.
Anche in altre arti il mito di Faust ha offerto numerose ispirazioni. In musica, merita ricordare l'opera di Robert Schumann, Franz Liszt, Hector Berlioz, Richard Wagner.
Suggestive trasposizioni si sono avute anche nel cinema: pensiamo a Friedrich Murnau, René Clair e Claude Autant-Lara.
Marzio Valdambrini