Seconda parte
Questo livello di astrazione e la larga aperture della scrittura al dialogo (tra cui la sua assenza) le
hanno facilmente permesso il passaggio al teatro (Le Square, 1965; Des journées entières dans les arbres, 1968) e al cinema (Hiroshima mon amour, 1959; India Song, 1975; Le Camion,1977). All’inizio degli anni ’80 Duras si indirizza verso opere di carattere maggiormente autobiografico (Les Yeux verts, 1980; L’Amant, 1984; L’Amante la Chine du nord, 1991). Duras pubblica nel 1993 Il mondo esterno; poi, nel 1995, apparve la sua ultima opera, intitolata E’ tutto. Il libro è scritto con un tono vivo e allegro, che ricalca la lingua del popolo e con l’uso di numerosi
calembours ovvero giochi di parole. G. Perec è figlio d’emigranti ebrei polacchi, di cui rimase orfano in tenera età: suo padre morì al fronte nel 1940 e sua madre nel 1943, in un campo di concentramento tedesco. “Scrivo - disse - perché mi hanno lasciato in eredità il loro marchio indelebile, e la cui traccia è nella scrittura; la scrittura è il ricordo della loro morte e l’affermazione della mia vita”. Il libro, che è una sorta di inventario di oggetti contemporanei, è una satira della società dei consumi degli anni Sessanta, ma anche un lavoro impegnativo sul piano culturale e con una lingua in cui vi è la presenza di molti rimandi inter-testuali (Flaubert tra gli altri), è anche un gioco sul tempo e le mode: iniziato al condizionale, il racconto continua al passato e finisce al futuro. In questo caso, è la vocale “e”, la lettera più frequente nella lingua francese, che scompare. Decine di personaggi e aneddoti sono meticolosamente riportati in Appendice, andando a formare una grande macchina organizzata come un puzzle: “Si tratta di 21 volte di 2 serie di 10 elementi che si alternano a determinare gli elementi costitutivi di ciascun capitolo”, sottolinea Perec. Perec muore di cancro nel 1982; aveva 46 anni.
Enzo Sardellaro, professore di Lettere Italiane