L'ultimo romanzo di Pavese è in qualche modo un cerchio che si chiude riunendo in se la vita dell'autore.
Il ritorno del protagonista alle terre d'origine è un pò il guardarsi indietro di Pavese stesso, gettare uno sguardo sulla sua vita e sulle sue opere.
Se poi consideriamo che da lì a poco lo scrittore piemontese avrebbe volontariamente posto fine ai suoi giorni, ecco che La luna e i falò acquista ulteriori significati ed il tornare su se stessi è un pò un saluto... o un arrivederci.
Il protagonista torna al suo paese dopo essersene allontanato per cercare una vita migliore che in fondo è forse riuscito a trovare.
E sulle colline della sua terra ritrova gli stessi odori, le stesse immagini che aveva lasciato anni prima. Il romanzo è un continuo saltare dalle vicende attuali a quelle narrate dal ricordo, ma in fondo è un'unica storia che si snoda su e giù per i filari.
Ad accoglierlo ci sono vecchi amici (in realtà uno solo) e nuovi personaggi in cui lui stesso si rivede.
E la breve vacanza è anche un modo per scoprire quelle terre, quelle storie, quelle famiglie e le vicende che li riguardano. La vita non facile che si srotola sulle colline, corredata però di amori e odii come quella che si svolge in qualsiasi altra parte del mondo.
Ma insistere nel recensire Pavese, dopo che su di lui è già stato detto tutto, mi sembra quantomeno presuntuoso da parte mia... ergo mi fermo qui!