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Un'altro esempio di Terapie istantanee

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Autore : autore
Mail inviata a Elia Tropeano autore del libro 'Terapie istantanee'. Domenica 5 novembre ero di turno in pronto soccorso.
Giunge alla mia osservazione la sig.ra M. A.Maria (1973). Entra in ambulatorio seduta in carrozzina, indossa un collare cervicale morbido sagomato,atteggiamento molto sofferente,sguardo perso. Riferisce incidente stradale ieri. Già vista in pronto soccorso e indagata con rx e visite specialistiche, risultate tutte negative. Lamenta parestesie agli arti superiori e dolori diffusi al rachide dorso-lombare. Riferisce inoltre difficoltà nel mantenere l'equilibrio in stazione eretta. Mentre racconta la sua storia, osservo con molta attenzione i movimenti dei suoi occhi. A questo punto la faccio sdraiare sul lettino e le metto la mia mano dx sul suo torace e cerco di entrare in sintonia con la sua respirazione. Questa volta non aspetto tanto tempo e mi faccio raccontare subito cosa ricorda dell'incidente. Mentre inizia a raccontare la sua storia le tocco ripetutamente il braccio dx con il mia mano sinistra e lei si rilassata ulteriormente all'istante. Noto, dal movimento dei suoi occhi che tutti i sistemi V, A e C sono rappresentati, ma il V e l'A sono manifestati sia a sin che a dx. Entro nei particolari della storia e mi faccio dire cosa esattamente ricorda e cosa le dia fastidio. Racconta, quindi, che lei era in auto da sola, ferma ad un semaforo. All'improvviso, un auto non si ferma allo stop e va ad urtare un'altra auto che sopraggiungeva e che va, a sua volta, ad urtare la sua che viene spinta verso un palo della luce a bordo strada. Ecco che l'immagine del palo della luce, che ricorda enorme e minaccioso che si avvicina le da molto fastidio e scatena una crisi di ansia. Le chiedo se riesce ad immaginare di rimpicciolire l'immagine del palo e di allontanarla piano piano. Ci riesce, e dice di stare meglio. Non contento, gliela faccio rimpicciolire e allontanare ancora di più. Sta ancora meglio. Ancora non contento le chiedo se riesce ad immaginare che il palo diventi trasparente, quasi invisibile. Ora nel ricordare la scena, sta decisamente meglio, ma nel dirmelo, per qualche istante gli occhi guardano ancoraa livello a dx. Insisto e le dico che lei ora sta meglio, ma c'è ancora qualcosa le da fastidio. Le chiedo di rivedere la scena. Lei accetta e ad un certo punto strizza gli occhi dalla paura e scoppia in un pianto e urla di disperazione! Il rumore, il rumore!! I miei bambini, i miei bambini!!! L'infermiera, che fino ad allora aveva assistito a tutta la scena in religioso silenzio, esce dalla stanza a chiamare altre sue colleghe!! Cerco di calmare la paziente. Ci riesco e piano piano racconta che ha rivisto l'immagine dello scontro sentendo anche il rumore delle lamiere dell'auto e avendo avuto paura di morire immaginava i bambini che piangevano e urlavano per la disperazione della perdita della madre. A questo punto le chiedo di rivedere ancora la scena e di sostituire il suono fastidioso dell'urto fra lamiere con un piacevole suono di campane a festa!! Lei, timorosa,ci prova e ci riesce e afferma di stare nettamente meglio. Smette di piangere e inizia a rasserenarsi. Le infermiere impallidiscono!!!! A questo punto le chiedo di fare un ultimo sforzo e di immaginarsi seduta al cinema e di rivedere proiettata sullo schermo tutta la scena dall'inizio alla fine e di riavvolgere la pellicola all'indietro il più velocemente possibile. Anche in questo caso, non le ho detto esplicitamente di entrare nel film per associarsi, ma forse lo ha fatto automaticamente. In effetti, dopo, le chiedo di rivedere la scena per l'ultima volta e gli occhi, questa volta, sono sempre a sinistra e rappresentati in tutti i sistemi. Il suo volto è sereno, non ha più paura, non piange più. Riferisce di stare bene e in assenza di sintomatologia. Le chiedo quindi di tornare fra noi e di prendersi il tempo che vuole per farlo. Entro un minuto si sveglia, si mette seduta sul lettino, mi guarda incredula e riferisce che sta benissimo. Si suo volto è sereno. Faccio entrare il marito che vedendo sua moglie in piedi e che non si lamenta mi chiede, stupito, cosa è successo. Dico a loro che è bastato farla sfogare e raccontare la storia dell'incidente per far passare tutto e di continuare a prendere le medicine già prescritte il giorno prima. Le infermiere che hanno assistito a tutta la scena sono incredule!!! Io ho brividi un po' dappertutto, ma sono entusiasta. ....alla prossima. Stefano Limontini
Pubblicato il: gennaio 15, 2007
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