La
filosofia è un campo dello scibile riservato ad argomenti seri. Niente di più lontano dalla realtà. Una recente e brillante pubblicazione intitolata “I Simpson e la filosofia” (ISBN Edizioni, 17 euro) raccoglie
saggi e critiche filosofiche sul
cartoon che ha rivoluzionato il mondo della sitcom a partire dagli anni ’90.
I cinque Simpson, in tv dal 1987, hanno affrontato i temi più scottanti e imbarazzanti dell’attualità: dalla politica alla religione, dal sistema mediatico alla dipendenza da birra e donuts. Un quadro completo della postmodernità che non trascura neanche l’aspetto delle relazioni personali. Una caustica parodia sociale non troppo lontana dalla realtà, anche se i parossismi di Homer condiscono il tutto di un umorismo spensierato e ridanciano.
E’ soltanto un cartone animato, ma sono serviti venti filosofi –insegnanti nelle scuole e college americani più rinomati- e tre curatori esperti del campo per dare vita alla raccolta. Nessuna forzatura nello scovare teorie filosofiche che ricalchino i modelli del cartoon, ma un’applicazione pratica tramite l’analisi di alcuni episodi chiave.
I voli pindarici fra Aristotele e la deontologia kantiana costruiscono un’analisi curiosa dei cinque ordinary heroes di Springfield, sondano in maniera caustica l’immaginario americano e la società postmoderna, chiamando in causa la nostra prospettiva di telespettatori.
Quanto è destabilizzante per la società un
personaggio à la Homer Simpson, e perché Maggie non dice
mai una parola? Se comprendessimo il valore del silenzio fra Oriente e Occidente potremmo ipotizzare una risposta. O Marge, non è forse il modello di casalinga perfetta e frustrata, precursore della Annette Bening di American Beauty? Si fa strada anche la teoria per una possibile avversione al mondo intellettuale con Lisa, mentre l’esempio di Bart ricalca Nietzsche e la virtù della cattiveria.
La satira sta alla base del cartoon e delle sue sceneggiature, rendendoci divertente una sitcom che ha il potere di smascherare i punti deboli della nostra società. Nessuna intenzione di abbassare il livello della filosofia, anzi. Per aficionados e non, il viaggio si prospetta interessante nel cercare di vedere I Simpson come “strumento per illustrare problemi filosofici più tipici in modo da raggiungere lettori al di fuori dell’accademia”.
Nel 1999 un gruppo di docenti universitari statunitensi di Filosofia ebbe l'idea di raccogliere in volume le sagaci riflessioni tra il serio e il faceto fatte durante le pause-caffè su una serie tv della quale i professori erano accaniti fan: Seinfeld. Nacque così Seinfeld and Philosophy: A Book About Everything and Nothing. Ora Irwin & c. ci riprovano con il geniale cartoon di Matt Groening (che tra l'altro ha studiato Filosofia al college), I Simpson. "Qui non trattiamo la filosofia dei Simpson o I Simpson come filosofia" scrivono gli autori nella prefazione. "Non stiamo tentando di trasmettere i significati espliciti di Groening e della miriade di scrittori e artisti che lavorano alla trasmissione". Si tratta piuttosto di una serie di approfondimenti su alcuni aspetti della Filosofia partendo da riflessioni suscitate dal comportamento di un personaggio del cartone: possiamo ad
esempio imparare qualcosa sulla natura della felicità dal cupo Mr. Burns? Cosa rende Bart Simpson un perfetto pensatore heideggeriano? Oppure Bart potrebbe incarnare l'ideale nietzschiano di essere umano? Ventuno brevi saggi su Sartre, Kant, Karl Marx, Virginia Woolf, Roland Barthes e i Simpson. In appendice, una timeline dei principali filosofi della storia associata con una guida cronologica delle 11 stagioni de I Simpson. Un libro che non sarà magari una pietra miliare del pensiero come sovente accade ai saggi filosofici, ma che rappresenta un'eccellente e originale guida ad alcuni dei temi-cardine della Filosofia antica e moderna. E naturalmente, un omaggio divertito ad uno dei cartoni animati più spassosi ed intelligenti mai prodotto.
Fulkiegaard
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