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Virus letale

di : autore     

Autore : Elia tropeano
Per quel che ricordo, quando frequentavo la Facoltà di Scienze dell’Università di Napoli, 1975- 1979, i virus erano visibili
solo al microscopio elettronico. Quindi, prima dell’avvento di questo strumento, presuppongo, che non si conoscesse l’esistenza di simili corpi a forma di LEM, modulo lunare.
Ricordo anche che l’esame di genetica consisteva in un modesto opuscoletto di poche pagine, ma quando arrivai al quarto anno, l’opuscoletto si trasformò in un libro abbastanza sostanzioso diventando il dilemma dei colleghi. Dopo aver superato l’esame di Genetica, alla Facoltà di Scienze, con 24/30, e di Genetica Medica presso la Falcoltà di Medicina e Chirurgia, con 30/30, mi ritrovai a far ripetizioni gratuite di Genetica.
I colleghi erano tosti, non riuscivano a capire le semplici mutazioni genetiche virali che si praticavano nei laboratori, ovviamente non italiani. In Italia, neppure i docenti più aggiornati si raccapezzavano sulla nuova disciplina. Comunque, presuppongo che oggi, avendo un amnesia quasi totale degli anni universitari, che per modificare un gene la natura impieghi alcuni milioni di anni.
Comunque, i virus non sono particelle che svolazzano per l’aria con lo scopo di infettare gli esseri viventi; figuratevi che i virus non sanno neppure riprodursi autonomamente, non sono altro che materiale cristallizzato di RNA e proteine o DNA e proteine, volendo, di origine ignota.
Prossimo alla laurea, il docente tutore mi diede il titolo della tesi “ Esempi di ingegneria genetica nelle cellule vegetali”, senza fornire alcuna bibliografia. Chissà ove aveva trovato quel titolo, forse su una rivista scientifica belga.
Quando completai il lavoro, consegnai la tesi di laurea “tipo in bianco” cioè senza farla correggere dal tutor ( non è che non volevo farla correggere, ma lui non capiva niente di manipolazioni genetiche e avevo timore che ci mettesse mano).
Insomma, alla presentazioni della tesi (non voglio parlare della tesina di fisiologia ove parlavo delle porte del sodio e del potassio circa i neuroni con tanto di integrali e derivate di mia elaborazione) la commissione d’esame non fu in grado di intervenire sul mio breve colloquio, quindi, mi diedero il massimo dei voti e tanti saluti.
Col passar del tempo, alcuni docenti si aggiornarono, altri riuscirono a capire il funzionamento del microscopio elettronico, ma un professore confessò che aveva saputo da certi colleghi che si potevano inviavare virus all’estero incollandoli dietro un francobollo.
Pensandoci adesso, come è possibile una cosa del genere? I virus non esistono allo stato puro, si rinvengono solo nelle cellule animali, vegetali e batteri. Allora, i professori universitari si scambiavano per posta virus inseriti in cellule viventi. Non so se ciò è possibile, ma inviare virus con batteriofago credo sia possibile.
Concludo, penso che i virus siano prodotti delle cellule viventi elaborati al fine di salvaguardare le specie in condizioni di vita estrema.
Elia Tropeano
solo al microscopio elettronico. Quindi, prima dell’avvento di questo strumento, presuppongo, che non si conoscesse l’esistenza di simili corpi a forma di LEM, modulo lunare.
Ricordo anche che l’esame di genetica consisteva in un modesto opuscoletto di poche pagine, ma quando arrivai al quarto anno, l’opuscoletto si trasformò in un libro abbastanza sostanzioso diventando il dilemma dei colleghi. Dopo aver superato l’esame di Genetica, alla Facoltà di Scienze, con 24/30, e di Genetica Medica presso la Falcoltà di Medicina e Chirurgia, con 30/30, mi ritrovai a far ripetizioni gratuite di Genetica.
I colleghi erano tosti, non riuscivano a capire le semplici mutazioni genetiche virali che si praticavano nei laboratori, ovviamente non italiani. In Italia, neppure i docenti più aggiornati si raccapezzavano sulla nuova disciplina. Comunque, presuppongo che oggi, avendo un amnesia quasi totale degli anni universitari, che per modificare un gene la natura impieghi alcuni milioni di anni.
Comunque, i virus non sono particelle che svolazzano per l’aria con lo scopo di infettare gli esseri viventi; figuratevi che i virus non sanno neppure riprodursi autonomamente, non sono altro che materiale cristallizzato di RNA e proteine o DNA e proteine, volendo, di origine ignota.
Prossimo alla laurea, il docente tutore mi diede il titolo della tesi “ Esempi di ingegneria genetica nelle cellule vegetali”, senza fornire alcuna bibliografia. Chissà ove aveva trovato quel titolo, forse su una rivista scientifica belga.
Quando completai il lavoro, consegnai la tesi di laurea “tipo in bianco” cioè senza farla correggere dal tutor ( non è che non volevo farla correggere, ma lui non capiva niente di manipolazioni genetiche e avevo timore che ci mettesse mano).
Insomma, alla presentazioni della tesi (non voglio parlare della tesina di fisiologia ove parlavo delle porte del sodio e del potassio circa i neuroni con tanto di integrali e derivate di mia elaborazione) la commissione d’esame non fu in grado di intervenire sul mio breve colloquio, quindi, mi diedero il massimo dei voti e tanti saluti.
Col passar del tempo, alcuni docenti si aggiornarono, altri riuscirono a capire il funzionamento del microscopio elettronico, ma un professore confessò che aveva saputo da certi colleghi che si potevano inviavare virus all’estero incollandoli dietro un francobollo.
Pensandoci adesso, come è possibile una cosa del genere? I virus non esistono allo stato puro, si rinvengono solo nelle cellule animali, vegetali e batteri. Allora, i professori universitari si scambiavano per posta virus inseriti in cellule viventi. Non so se ciò è possibile, ma inviare virus con batteriofago credo sia possibile.
Pubblicato il: settembre 02, 2009
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