E’ questo il dato emerso dal seminario organizzato dal parco nazionale dell''Appennino tosco-emiliano al quale sono intervenuti
esponenti di Governo, Regioni, Corpo forestale dello Stato e studiosi delle università di Bologna, Firenze, Pavia, Padova e Urbino.
In cinquant’anni si è infatti passati dai 5,5 milioni di ettari agli attuali 10 e arrivando a ricoprire circa un terzo del
territorio nazionale, quest’aumento naturale e spontaneo è dovuto fondamentalmente all’abbandono delle aree rurali da parte dell’uomo.
E’ però un fenomeno un po’ preoccupante perché ha provocato la graduale perdita delle funzioni originarie del bosco contribuendo all''impoverimento e allo squilibrio dei paesaggi rurali regionali.
Il Parco Nazionale dell''Appennino Tosco-Emiliano, 29mila ettari distribuiti tra le province toscane di Lucca e Massa-Carrara e quelle emiliane di Reggio Emilia e Parma, conferma questa tendenza che caratterizza tutto il territorio italiano.
I
pascoli stanno diminuendo nonostante le produzioni tipiche come quella del Parmigiano-Reggiano e delle carni e formaggi della Garfagnana.
I castagneti da frutto si stanno poi trasformando in altre formazioni forestali e anche il paesaggio toscano, che è sempre stato caratterizzato da una gran varietà di spazi e d’ambienti e da una gran diversità di specie arboree, si sta impoverendo pian piano.