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Un'applicazione terapeutica dei sogni

di : autore     

Autore : Elia tropeano
L’EMATOMA CEREBRALE  Alcuni conoscenti fecero sapere ad Elia Tropeano che un loro parente era stato ricoverato
d'urgenza in una clinica ospedaliera. Aveva subito un intervento alla scatola cranica perché i medici gli avevano riscontrato un ematoma cerebrale. L'intervento aveva provocato un’infiammazione ed il paziente era andato in coma.
Si recò all’ospedale e l'anestesista gli comunicò che il degente era uscito dal coma e respirava in modo autonomo, ma era preoccupato per la deambulazione della metà destra del suo corpo.
Elia entrò nel reparto di Terapia intensiva e cominciò a parlare al paziente seguendo il ritmo respiratorio di quest'ultimo. Il malato aveva gli occhi aperti e guardava l'autore mentre gli impartiva delle informazioni (i pazienti sotto effetto di anestetici o in uno stato di semicoscienza accettano le istruzioni meglio di qualunque altro).
Non era ancora in grado di orientarsi nel tempo e nello spazio e rinunciò a comprendere le parole dell'autore, il quale suggerì sostanzialmente che poteva comunicare qualcosa e non era davvero importante in che modo lo facesse: la cosa importante era comunicare. Dopo un po’ si mosse la maschera d'ossigeno che il paziente aveva sul viso. L'autore chiese ad un'infermiera se poteva toglierla un momento perché il paziente voleva comunicare qualcosa. L’infermiera un po’ seccata della richiesta, acconsentì. Appena tolse la maschera, il malato alzò la testa e pronunciò alcune frasi ben formate, quindi, non aveva subito alcun danno psichico o neurologico perché le stesse regole che controllano il linguaggio, controllano il comportamento.
Tropeano era certo che non appena il paziente si fosse orientato nel tempo e nello spazio, i suoi problemi si sarebbero risolti spontaneamente. Aveva delle ipotesi, le aveva fatte mentre elaborava uno studio sui sogni. Pensava che i pazienti sottoposti a terapia intensiva, a causa di traumi di una certa gravità, sospendono, per motivi di protezione, le funzioni dell'emisfero sinistro, perciò, della fase R E M. Quest'ultima indica un sogno in atto ed è rivelabile dall'esterno attraverso i movimenti rapidi dei globi oculari sotto le palpebre.
Nella ricerca sui sogni (vedi fisiologia e funzione dei sogni) l'autore ipotizzò che la funzione dei sogni consisteva principalmente nel far orientare istantaneamente le persone dopo il risveglio.
Aveva capito, inoltre, che il paziente non era afasico perché il linguaggio serve a rappresentare il nostro modello del mondo e per comunicarlo agli altri, poiché, il degente era in uno stato di disorientamento generale, non poteva rappresentare il suo modello e perciò non poteva comunicarlo. Oltre a ciò, la parte destra del corpo è controllata emisfero sinistro, sede del linguaggio verbale e il movimento è una sua componente analogica.
A quel punto, l’autore gli pilotò un sogno suggerendo che non era davvero importante se questo fosse stato bello o brutto, anche perché, poi, non si ricordano nemmeno. Dopo un po’ il paziente chiuse gli occhi e si mossero i globi oculari sotto le palpebre: era iniziata la fase REM. Alcuni minuti dopo, si svegliò e iniziò a parlare, a ricordare alcuni avvenimenti e a muovere la mano e la gamba destra.
Il giorno successivo, l’Aiuto primario riferì che durante la visita al reparto aveva notato con interesse il paziente, il quale mostrava leggeri movimenti nella mano destra, si era avvicinato, ma si era spaventato quando il degente gli aveva afferrato il braccio con forza. Affermò, infine, che il malato non era ancora fuori pericolo e che gli occorrevano ancora diverse settimane di degenza.
Elia parlò nuovamente al paziente. Gli raccontò la storia dei macrofagi: le cellule spazzine dell’organismo e li paragonò a dei netturbini che puliscono le strade di una città affollata, poi una sugli antibiotici ed un'altra sugli anticorpi.
Pubblicato il: giugno 20, 2007
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