C'è un paese dove il 1984 di Orwell è come un eterno
presente. un Paese quasi sconosciuto, rinserrato nei suoi confini, impermeabile.
Un paese che vive del culto per il suo leader, morto da dieci anni ma eternamente
presente. Questo paese è la Corea del Nord e pochissimi occidentali possono dire di esserci stati.
Tra questi c'è Guy Delisle, quarantenne francese che lavora per una società di animazione. Per due mesi è stato a Pyongyang - la capitale del Paese - e ne ha
tratto questo personalissimo reportage a fumetti. Con tratto semplice, geometrico, squadrato, Delisle racconta gli ambienti asettici nordcoreani: l'albergo, il ristorante, i palazzoni senz'ascensore. Pochissime le persone - stranieri a parte - perché Pyongyang è così, senza bar, senza gente per strada, senza panchine.
«All'inizio del mio soggiorno ho visto un'equipe di 'volontari' sospesi a delle corde, che ridipingevano con un bel blu la ruggine che copriva il ponte che attraversiamo tutti i giorni. Arrivati a tre quarti del ponte i lavori sono terminati (per mancanza di blu?) e gli operai non sono più tornati. Due settimane fa la ruggine è ricomparsa, corrodendo lo strato di vernice, che doveva essere di cattiva qualità. Difficile, di fronte a questa dimostrazione di efficienza, non vedere delle analogie con il paese e il suo regime.»