Abbiamo rimproverato a
Dan Brown le grossolane inesattezze riguardo a Roma che costellano il suo
Angeli e Demoni (Piazza Navona deserta alla 10 di sera, tutta la città che sarebbe visibile dall'obelisco dei "Quattro Fiumi", ecc.). E ora ci sorprendiamo dell'ottima conoscenza che
John Grisham dimostra di avere di Bologna.
Che uno scrittore americano di bestseller ambienti gran parte di una
spy story addirittura nel capoluogo felsineo, dovrebbe rendere orgogliosi non solo i bolognesi, ma tutti gli italiani. Soprattutto quando si tratta di uno del calibro di Grisham.
Però...
Allora, diciamo innanzitutto che non si tratta di un thriller. Il libro è di piacevole lettura, d'accordo, ma i colpi di scena sono pochi e, se ci sono, si dimostrano prevedibili. Erano decisamente molto più sentiti i primi romanzi di Grisham, fino a
La casa dipinta.
L'impressione è che, per questa sua opera, l'Autore si sia documentato minuziosamente, studiando le abitudini, i vizi e le virtù del nostro Paese; e deve aver subito un'infatuazione per Bologna. Certo: con i suoi portici, il nucleo universitario, le torri e le sue vie, Bologna offre molti spunti per parlare di nascondigli, fughe e scappatoie. Ma in questo
romanzo le descrizioni sono talmente dettagliate che a volte si crede di aver comprato per sbaglio una guida turistica. Grazie a
Il Broker, arriviamo ad apprendere la storia dei portici e il significato della Torre degli Asinelli, e c'è finanche qualche indirizzo di locale gastronomico. Inoltre, il
protagonista beve un espresso dietro l'altro, tanto che dobbiamo chiederci se alla fine il poveretto morirà di ulcera gastrica.
Per fortuna, alla Mondadori hanno fatto almeno un minimo di lavoro di editing, perché in lingua originale il romanzo è costellato di errori di italiano. E' un problema che hanno molti scrittori anglosassoni: nel voler raccontare dell'Italia o dei suoi abitanti, procedono "per sentito dire". Scrivono i nomi di persona in maniera sbagliata ("Guiseppe" invece di "Giuseppe", "capuchino" invece di "capuccino", "totelini a la pana" invece di "tortellini alla panna": come in una cattiva osteria di Little Italy!) e, in particolare riferendosi agli italici abitanti, fanno man bassa dei soliti rimasticati luoghi comuni.
(
Curiosità: una volta lessi un libro di fantascienza di un autore americano abbastanza noto in cui la crew di un'astronave esplorava un pianeta popolato da due razze: i "Merdosi" e i Merdosini". Probabilmente lo scrittore aveva ripreso due termini usciti dalla bocca dei camerieri di una pizzeria e, trovandoli abbastanza esotici, volle utilizzarli per il suo romanzo...)
Ma torniamo a
Il Broker. Se lo leggiamo senza avanzare troppe pretese, e possibilmente con gli occhi di un non-italiano, potrebbe pure accadere che la storia finisca per coinvolgerci. La simpatia con il protagonista cresce di pagina in pagina, soprattutto quando questi è in fuga.
La trama:
Joel Backman, noto come "Il Broker" ("Il Negoziatore"), era un tempo uno degli avvocati più in voga di Washington, ma da sei anni marcisce nella cella di un penitenziario, perché coinvolto in una brutta faccenda di delitto informatico.
A sorpresa, viene liberato su ordine del Presidente degli Stati Uniti. Ovvio: è perché la CIA (con il suo paraplegico direttore Terry Maynard) vuole usarlo come esca. Lo scopo dell'operazione è: scoprire in quali mani sia finito il software JAM, un programma capace di distruggere i sofisticati satelliti militari. Backman viene portato in Italia (le sue tappe: Treviso, Bologna, Milano), dove potrà iniziare una nuova vita sotto la falsa identità di Marco Lazzari. Ben presto entrano in gioco i servizi segreti israeliani, russi, cinesi, sauditi...
Tra un attentato sventato e l'altro, l'astuto "Broker" impara gli usi culinari del nostro Paese e avrà anche il tempo di amare la sua insegnante di italiano.
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