Quattro mesi. Quattro mesi soltanto Droso doveva rimanere in quella fortezza, sperduta in un deserto nel quale si andava dicendo vi fossero i Tartari.
Ogni giornata uguale alla precedente, il nemico non si faceva mai vedere in lontananza. Anche il sarto che si occupava di rattoppare gli indumenti militari della
fortezza ignorava ormai che cosa fosse la vita in città, in mezzo alla gente comune.
E Droso parte in licenza, per
poi tornare comunque alla fortezza. Stanco forse, fa appello alla promessa che gli fu fatta quando arrivò: quattromesi soltanto, poi visita medica che attesti un certo malessere e poi a casa. Ma non era così che funzionavano le cose. Droso era ormai condannato non ad essere libero come direbbe Jean Paul Sartre, ma a rimanere alla fortezza vita natural durante. Quasi fosse una punizione inflitta ai più inetti. Quasi quella destinazione fosse scelta per le peggiori fecce umane.
A Drogo e ad un suo compagnopare di vedere una macchia nera di giorno, e delle
luci di notte, in lontananza, con un binocolo speciale. Sarà forse solo un'impressione ottica? Eppure,
giorno dopo giorno il puntino nero si avvicina e
notte dopo notte anche le luci paiono approssimarsi. No: non è possibile si tratti di una mera allucinazione o di un delirio collettivo. Sono i nemici, che pian piano stanno costruendo una strada che li diriga verso la fortezza per espugnarla.
Ma quando i
nemici sono giunti presso la Bastiani, è Drogo a non esserci più. Sorriderà alle stelle, colpito da una folgorante malattia.
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