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L'angelo del bizzarro

di : snaporaz979     

Autore : Edgar Allan Poe

  Edgar Allan Poe è famoso soprattutto per i racconti del mistero o del terrore: quelli sul

genere di “Il pozzo e il pendolo” o “Il gatto nero”, per intenderci. Ma la sua produzione novellistica fu molto ampia e discontinua (anche nei risultati: i suoi stessi estimatori ammettono che non tutte le storie hanno lo stesso valore).
Un Poe meno noto, per esempio, è quello dei racconti satirici, anzi verrebbe quasi da dire “comici”. Sono storie altrettanto paradossali, rispetto ai suoi racconti del terrore, ma ciò che cambia è il tono: non più angoscioso, ma ironico, teso a sbeffeggiare la società, civile e/o letteraria, della sua epoca.
Fra questo gruppo di storie quella che mi ha più colpito è “L’angelo del bizzarro”, che risale al 1844.
È narrata in prima persona dal protagonista. Egli, come accade in molte storie di Poe, ammette di essere “un po’ frastornato” dalle troppe letture e dai troppi bicchieri di vini e liquori ingeriti. È seduto in sala da pranzo, e la sua attenzione è attratta dal trafiletto di un giornale in cui si narra di una morte, appunto, “bizzarra”, dovuta alla casuale ingestione di un ago. Il narratore confessa subito il suo rabbioso scetticismo di fronte a questa e ad altre stravaganze, ma proprio in quel momento si materializza davanti a lui un incredibile personaggio: le sue braccia sono bottiglie, e la sua testa una sorta di borraccia dal cui foro escono parole che sembrano i rimbombi “di una botte di rum”. L’intruso, con la sua cadenza tedesca, si presenta come “l’angelo del bizzarro”, e ammonisce il protagonista per la sua incredulità verso le stranezze della vita. Quando alla fine si congeda, gli augura di avere in futuro: “Molta felicità e un po’ più di buon senso”.
Da quel momento in poi il narratore è vittima degli eventi più straordinari: prima rompe la pendola dell’orologio, e salta così un appuntamento importante con il suo assicuratore, poi, a causa di una candela rubata da un topo, la sua casa prende fuoco. Lui, salvatosi miracolosamente, ci rimette, oltre alla casa, l’uso di un braccio e tutti i capelli: particolare questo che, a causa di circostanze ancora una volta inverosimili, farà fallire i suoi futuri tentativi di corteggiare le donne. Disperato, il nostro tenta il suicidio, ma nemmeno questo gli è concesso: lo salva una mongolfiera su cui riappare l’angelo del bizzarro, che gli fa giurare di credere, da quel momento in poi, a tutte le stravaganze della vita, e solo dopo lo fa precipitare proprio nella sua sala da pranzo, dove il protagonista si sveglia il giorno dopo in mezzo ad un grande disordine.
Il racconto, quindi, sembra un’apologia scritta da Poe in favore delle sue stesse opere, in cui l’inconsueto e lo straordinario la fanno da padrone; e allo stesso tempo appare come un pungente attacco nei confronti degli scettici e dei conformisti, che in nome della verosimiglianza rifiutano l’originalità, sia nella letteratura che nella vita. 
 


Pubblicato il: giugno 30, 2009

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