Padre e figlio
seduti
davanti alla TV in attesa che venga trasmessa una partita di calcio, ma
il fischio d’inizio dà il via allo snodarsi di un racconto di tre
generazioni:
il padre al figlio narra, infatti, prima di suo nonno, poi di suo padre, e poi
di se stesso; la TV è diventata un focolare, un camino davanti al quale
sorseggiare un buon bicchiere di Porto che non aspettava altro che un’occasione
del genere per essere stappato, e il telecomando alla fine diventerà la brace che
viene gettata sulle braci affinché il fuoco si spenga.
Novanta minuti
in cui con buon ritmo scorrono sulle pagine del testo personaggi, luoghi,
storie e tradizioni di Napoli che hanno il potere di evocare immagini,
personaggi, luoghi e storie di una Napoli che forse qualcuno non ha mai
conosciuto e a chi, invece, già li conosce, glieli fa rivivere con piacere,
anche quando i fatti, i personaggi, e le tradizioni sono legati al triste
periodo della guerra. Tre generazioni,
e con esse tre “epoche” e tre aspetti di Napoli scorrono nella lettura, quasi
fossero immagini che passano in TV: la Napoli del 1923, il fascismo, la guerra,
le epidemie successive, la ripresa; Napoli cambia con il passare dei tempi, ma
le tre generazioni diverse che le vivono sembrano essere accomunate dallo
stesso sentimento e dalla stessa forza di andare avanti, di farcela ma senza
troppe ambizioni, piuttosto con la semplicità di chi vuole solo che il proprio
figlio “impari le parole e i numeri messi in fila” perché questi messi insieme
“si fanno legge, contratti , preghiere”, o dell’odore delle mani di cibo e
sapone di Marsiglia, o di una ragazza che, ripudiata dal padre, sotto un cielo
che regala stelle alla terra ma nello sguardo basso dei vicini di casa, dà alla
luce un bambino, a sua volta ripudiato dal proprio padre, che ricompenserà la
forza della madre con una pazzia costruita solo per far sì che quella forza non
si estingua. Insomma una
zona, una sola strada di Napoli, Sant’Antonio ai Monti, è il mezzo che serve
all’autore per aprire tante piccole finestre su una Napoli che spesso vive
ancora… e non solo nei ricordi o nei racconti. Originale la
struttura del racconto e buona la scansione dei tempi in corrispondenza di
quelli della partita che scorre in TV; il racconto riprende infatti in tutto e
per tutto la struttura della partita di calcio, e persino l’intervallo
interviene a scandire due generazioni diverse. E forse novanta minuti sono il
tempo che occorre per leggere ed assaporare l’intero racconto.