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I confini dell''odio

Summary rating: 5 stars 1 Recensione
Autore : Diego Zandel
Review by : Syssy
Visite : 122  parole: 600   Pubblicato il: settembre 17, 2007
“I confini dell’odio” è un breve
romanzo di Diego Zandel che descrive le violenze e la crudeltà dei quattro anni
di guerra interetnica prima tra serbi e croati, poi tra bosniaci e serbi negli
anni dal 1991 al 1995. La guerra terminò, sulla carta, nel 1995 con l’accordo
di Dayton, in Ohio, negli Stati Uniti e la divisione del territorio in
Federazione croata-musulmana, Repubblica Serba e Distretto autonomo di Brcko. La vicenda inizia con la richiesta
di un padre morente al figlio Bruno Lednaz (anagramma di Zandel) di seppellirlo
nel cimitero di Fiume, sua città natale, lasciata cinquant’anni prima per non
sottostare al regime di Tito. Ma al cimitero non c’è posto a causa dei numerosi
cadaveri di giovani soldati che hanno combattuto e che devono essere sepolti.
Un suo parente gli propone di visitare, nell’attesa che la situazione si
sblocchi, i luoghi dove si è svolta la guerra dei Balcani e Bruno accetta,
pensando poi di scrivere un libro. La situazione che si presenta agli occhi del
protagonista è quella di una terra in preda alla legge del più forte: stupri di
soldati croati su donne e bambine serbe, di soldati serbi su donne e bambine croate,
soldati che si ubriacano con la slilovica, una grappa di prugne, commercio di
armi, città bruciate, case distrutte, orde di ragazzini armati che cercano di
rubare quel poco che è rimasto, uomini uccisi dopo processi sommari, accordi di
pace che non vengono rispettati, gruppi di ex combattenti che non depongono le
armi, rapimenti di civili, corruzione tra gli altri gradi dell’esercito e una
grande confusione nella situazione politica. Bruno arriva a Mostar dove la SFOR
(Stabilization Force), contingente dell’Onu, cerca, con scarso successo, di garantire la pace.
Angosciante la descrizione dei campi profughi, persone che fino a poco tempo
prima avevano una casa, un lavoro e che la guerra ha trasformato in un’umanità
questuante, senza più dignità. Nei loro volti l’autore vede i volti dei suoi
genitori che dal 1945 al 1955, insieme a migliaia di istriani, fiumani, dalmati,
jugoslavi, croati, serbi, sloveni, bosniaci furono cacciati dalle loro terre
dai soldati di Tito. Per chi non voleva andarsene, c’erano le persecuzioni e le
foibe, crepacci in cui chi resisteva veniva gettato, spesso ancora vivo, a
piedi nudi e con le mani legate dietro la schiena con del fil di ferro. Dopo
cinquant’anni, quella stessa terra e i suoi abitanti rivivono lo stesso
destino, la stessa brutalità, la stessa violenza ad opera di altri soldati che
dicono di agire in nome della Patria. Il libro è un atto di denuncia
per tutte le guerre che arricchiscono pochi e lasciano madri senza più figli,
mogli vedove, figli orfani, che causano povertà e abbruttimento di coloro che
sono costretti a subire violenze di ogni tipo e vedere distrutto tutto quello
che possiedono.Nel libro ci sono riferimenti
precisi a battaglie e situazioni realmente accadute, avvisaglie della
successiva guerra in Kosovo. Una realtà che si è consumata a due passi
dall’Italia dove, ancora una volta, Caino ha assassinato Abele, a causa di un
odio profondo, furbamente fomentato da chi voleva ricavare un guadagno dalla
guerra che poi ne è scaturita.Lo stile è scorrevole, le vicende
narrate “prendono” il lettore dall’inizio alla fine del romanzo.Diego Zandel è nato nel 1948 a Fermo, nelle
Marche, da esuli della città di Fiume. Lavora a Roma come dirigente di una nota
società, ha pubblicato altri due romanzi: “Massacro per un presidente” nel 1981
e “Una storia istriana” nel 1987.









Titolo: I confini dell’odioCollana: L’albero genealogicoAutore: Diego ZandelCasa Editrice: Aragno, pp. 149Finito di stampare nel mese di
aprile 2002

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