La Fanucci prosegue nella pubblicazione di tutte le opere di Philip K. Dick. Stavolta è il turno di L'
androide Abramo Lincoln , che in originale reca il titolo We Can Build You ( " Noi possiamo costruirti " ). In Italia il romanzo fu dato alle stampe la prima volta nel 1976 dalla De Carlo/Ciscato, casa editrice milanese nota per la collana "Fantalibro" e per la rivista "Gamma", che i meno giovani tra gli appassionati del genere senz'altro ricorderanno.
Il plot di L'androide Abramo Lincoln si basa sull'idea di fondo (rivelatasi profetica) che un giorno gli esseri umani potranno essere riprodotti. "Simulacri": così Dick chiama questi androidi antropomorfi. Louis Rosen, il protagonista, è comproprietario di una ditta di elettronica che non va tanto bene. Un giorno crede di avere il classico colpo di genio: perché non
costruire copie fedeli di personaggi realmente esistiti? Detto, fatto. Il prototipo che lui e i suoi soci scelgono è Edward M. Stanton, ministro della Guerra all'epoca di Lincoln. Da qui a costruire anche un simulacro dello stesso Lincoln il passo è breve...
Nel libro ci sono molti dialoghi che definire umoristici non sarebbe del tutto sbagliato, ma più di ogni altra cosa - come sempre in Philip K. Dick - conta il cercare di capire che cosa vuole dirci l'autore. La risposta la fornisce lui stesso nel celebre articolo "The Android and the Human", ma non vogliamo rivelare niente qui, affinché al lettore sia riservato il piacere di trarre le proprie conclusioni.
L'androide Abramo Lincoln è uno dei romanzi-chiave per meglio comprendere la "filosofia" di Dick. Chi è il manipolatore e chi il manipolato? E quanto c'è di reale in questa nostra vita?