E' certamente uno dei migliori romanzi del XX secolo, anche se rientra "solo" nel genere della fantascienza. Qualcuno avrà visto il film (
Soylent Green, con Charlton Heston e Edward G. Robinson, per la regia di Richard Fleischer), ma, come spesso accade, il
libro è molto più bello. Harrison lo scrisse nel 1966. L'azione è ambientata nella New York dei nostri giorni (l'anno, ad essere precisi, è il 1999). La sovrappopolazione è il problema maggiore del mondo e, per sfamarsi, i cittadini di N.Y.C. (venticinque milioni di anime, venticinque milioni di bocche) devono ingurgitare delle strane gallette ("soylent" nel libro; il "green" è stato aggiunto solo nella versione cinematografica), che il governo passa loro e di cui si ignora da
quale materia prima derivino.
Il protagonista, Andrew Rusch, è un agente di polizia che divide il suo minuscolo alloggio con un simpatico anziano di nome Sol (nel film: Edward G. Robinson, nell'ultima magistrale interpretazione della sua vita). Sono tempi di ristrettezze per tutti, anche per le forze dell'ordine; Rush non va in giro con un taccuino (già: anche la carta scarseggia), bensì con una lavagnetta, e l'arma in sua dotazione (da usare durante le rivolte popolari) è un manganello. Ogni cosa, quando c'è, è razionalizzata. Per procacciarsi l'acqua, bisogna farsi largo - spesso lottando all'ultimo sangue - con migliaia di altre persone...
Rush viene incaricato di far luce sull'assassinio di un riccone che è sempre stato in odore di gangsterismo. Conosce così la giovane amante di questi e, per un certo periodo, condivide con lei l'ampio appartamento, oltre a tutti i lussi ivi contenuti, compresa la possibilità di fare un bel bagno caldo.
Largo! Largo! è un "giallo fantascientifico", ma resta indimenticabile, anche molto tempo dopo la prima lettura, l'atmosfera asfissiante della
conditio humana nell'anno 1999.
Quanto c'è di profetico nel libro? Molto. Praticamente tutto. Anche se la data prevista da Harrison è già trascorsa, stiamo avvicinandoci pericolosamente a un disastroso
status quo senza ritorno, perfettamente quale lo immaginò l'autore. Sovrappopolazione, crescente mancanza di risorse e governi corrotti sono problemi ben visibili ai nostri giorni...
Negli Anni Sessanta, il rischio di un sovraffollamento a breve termine era un tema molto dibattuto negli Stati Uniti:
The Population Bomb, di Paul Ehrlich, e
The 20th Century Book of the Dead, di Gil Elliot, avevano affrontato la questione, influenzando non solo l'opinione pubblica, ma anche diversi scrittori di fantascienza: oltre a Harrison, Thomas Disch (con il romanzo
334) e più tardi John Brunner (
Tutti a Zanzibar), si occuparono del problema. Più recentemente ci ha pensato David Brin (
Earth) a riproporlo. In quest'ultimo caso, la data prevista per questa sorta di catastrofe permanente è il 2038...
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