Per chi ama il genere fantasy o fantastico immerso nella storia Hyperversum di Cecilia Randall può rappresentare un discreto
libro da leggere per trascorrere qualche ora tranquilla ed immersa in un’avventura nella storia, nel Medioevo francese ed europeo. Un libro più che godibile anche se evidentemente pensato, e questo risulta in modo particolare ed evidente da una scrittura molto semplificata, soprattutto per i giovani, i ragazzi. Chi ha qualche anno di più ed è abituato a leggere questo tipo di letteratura forse, pur apprezzando l’idea di partenza e la storia, lo troverà un po’ troppo semplice nello svolgimento della trama, fin troppo lineare, ma ancor più nel modo di scrittura. Racconta di un gruppo di ragazzi americani nostri contemporanei che amano giocare ad Hyperversum, un gioco interattivo che permette di rivivere quasi fossero vere avventure splendide e meravigliose nella storia. Basta impostare il programma e scegliere il periodo e l’avventura. E il gioco comincia, quasi fosse vero. A giocare è soprattutto un giovane ragazzo di 22 anni, David che coinvolge nella propria passione anche il fratellino minore Martin, la propria ragazza Jodie, una coppia di amici, Carl e Donna, e soprattutto Ian, praticamente un fratello adottivo, orfano dei genitori ed accolto dal padre e dalla madre di Martin nella propria casa. Ian che è andato in Francia per studiare storia, vuole laurearsi in storia, sta facendo una tesi, delle ricerche molto approfondite, sulla storia francese, sulla guerra tra Filippo e gli inglesi, il re Giovanni senza Terra appoggiato dall’Imperatore Ottone IV. E innamorandosi, almeno virtualmente, della bella Isabeu de Montmayer. Neppure immaginando quello che gli sarebbe capitato da li a breve. Tutto per colpa di una partita ad Hyperversum, ovviamente proprio ambientata in Francia nel 1214. Forse potete già immaginare quello che capiterà ai ragazzi. Per un attentato alla vicina centrale elettrica ed uno strano fenomeno con la corrente la partita ad Hyperversum si trasforma all’improvviso in realtà. Quello che i ragazzi vivono non è più un gioco, ma la realtà, con tutto quello che ne consegue. E certo leggere della storia medioevale non è la stessa cosa poi di viverla. E soprattutto non è come nel gioco, dove se capita qualcosa ci sono sempre altre vite di riserva. Qui tutto è reale, l’amore come la battaglia e la morte. E a questo naturalmente i ragazzi non possono essere certo preparati. E il libro così parla delle loro avventure in quelle settimane, parla della storia di Francia, della storia d’Europa. Ne risulta alla fine un libro interessante e ben pensato. Forse solo un po’ troppo semplice nella trama e nella scrittura, forse perché pensato per i ragazzi. Comunque più che leggibile.