Da questo libro di fantascienza, sono stati tratti due film famosi. Il primo, del 1968 (regia di Franklin J. Schaffner, con Charlton Heston), giustifica l’arrivo degli uomini terrestri sul pianeta delle scimmie, in modo diverso dalla pellicola più recente, e ricca di effetti speciali, del 2001 (regia di Tim Burton). È quindi plausibile che il lettore si chieda quale dei due registi si sia attenuto alla trama originale, e rimarrà certo sorpreso scoprendo che la breve
storia che introduce il
romanzo vero e proprio, non appare proprio nelle versioni cinematografiche.
Il motivo di questo taglio, sarà evidente leggendo il romanzo e comunque col passare degli anni il cinema ha un po’ aggiornato la tecnologia spaziale. Per questo avrebbe forse creato imbarazzo trovare una coppia di abitanti della terra, viaggiare per il sistema
solare in una specie di barca a
vela spaziale, che usa i raggi di luce come vento in poppa, e manovrano la navicella come se fossero nell’oceano.
Jame e Phyllis, durante una crociera di piacere, incontrano una bottiglia alla deriva. Dopo alcune manovre con la vela spaziale, riescono a recuperarla e trovano dentro il classico messaggio.
Il manoscritto descrive le avventure di tre francesi: il giornalista Ulisse Mérou, il professor Antelle e il suo discepolo Arturo Levain. Nel 2500, sfruttando alcune teorie del professore, si imbarcarono alla volta del sistema solare di Bételgeuse (Alfa di Orione) a trecento anni luce dalla Terra.
All’arrivo sul pianeta Soror, come nei film, trovano una società dove le
scimmie (gorilla, scimpanzé e oranghi) sono la razza dominante e l’uomo è relegato a
condizione animale.
Solo la dottoressa Zira, una scimpanzé con sentimenti umani, capirà la natura di Ulisse, e lo aiuterà a far accettare la sua condizione di umano intelligente alle altre scimmie, togliendolo dalla sua condizione di cavia in un laboratorio sperimentale.
La storia prosegue simile alla trama dei film, ma molto più coinvolgente per il lettore che troverà gli esseri umani degradati a prede di caccia, animali da zoo, cavie da laboratorio. Non sveliamo altro, lasciando il piacere di scoprire la storia originale e il colpo di scena finale diverso dai due film.
Il romanzo, scritto dal francese Pierre Boulle (lo stesso autore de: Il ponte sul fiume Kwai) nel 1963, è senz’altro da leggere.
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