Gli Stati Uniti, paese di grandi opportunità, tale da meritarsi la nomea di "sogno americano", dopo la tragedia dell''11 settembre, hanno cambiato volto o, meglio, hanno accentuato certe caratteristiche che spesso e volentieri ce li rendono un pò antipatici al punto di essere guardati con diffidenza, fastidio e, in taluni casi, essere accusati di immoralità.
Ma cos''è il
sogno americano? La mentalità americana è da sempre quella che ciascuno, per quanto possa nascere povero, se si impegna e lavora sodo, ha la possibilità di avere fortuna e a raggiungere un posto degno di nota nella società.
E'' il cosiddetto ottimismo americano, quello secondo cui ognuno di noi ha sempre una seconda chance e, se le cose vanno male, se ci si rimbocca le maniche, sarà sicuramente in grado di risalire la china.
Parlando in termini molto generali e semplicistici, un tale modo di pensare dovrebbe garantire meno disparità sociale, proprio grazie alla possibilità di accesso da parte di tutti alle risorse.
Ma è veramente così anche in questi tempi, specialmente dopo l''indimenticabile e tristemente nota a tutti tragedia dell''11 settembre?
Questo è quello che Lilli Gruber cerca di scoprire nel viaggio che fa in
america e nell''intervista rilasciata a Jeremy Rifkin il 16 maggio 2007, inserita nell''ultima edizione di questo saggio.
E'' un itinerario alla scoperta di quelli che sono i sentimenti, le paure,
i pensieri degli americani: la ricerca è fatta allo scopo di andare al di là di quello che ci
viene presentato tutti i giorni dai media.
Vediamo un G. Bush che va avanti dritto nella sua guerra all''Iraq, negando errori che ormai sono evidenti a tutti, anche a chi sta dalla sua parte. Sentiamo di Guantanamo, di documenti truccati pur di intraprendere un''invasione in un territorio.
Ci viene presentata una nazione che inizia solo ora a interessarsi
un pò dell''ambiente, e in che modo..Chi di voi ha sentito il discorso della Rice, che affermava che l''America voleva affermare la propria leadership anche per salvare l''ambiente, facendo però una "loro Kyoto"?
Ma, viene da chiedersi, ''sti
americani sono proprio tutti così? Approvano e sono contenti, ed era questo che desideravano come soluzione, era questo il "rimboccarsi le maniche" per risalire?
Il viaggio della Gruber parte dallo "zero", cioè Ground Zero, posto che sarebbe dovuto rimanere vuoto, per indicare il dolore, la pietà, l''assenza, ma che per i soliti interessi sarà terreno ove si poserà la Freedom Tower, la più alta degli Stati Uniti. "Zero" perchè "anno zero" il 2001 per gli americani, anno da cui ripartire, rimboccarsi le maniche e ricominciare. Le mete poi si susseguono in varie città: Detroit, Chicago, Los Angeles, San Francisco, New Orleans, ognuna con interviste a personaggi che rispecchiano i vari volti dell''America, visti da un occhio europeo.
Vengono toccati tutti i campi, politica, religione, economia, giornalismo, e
Vengono intervistati personaggi famosi e conosciuti. Ma c''è posto anche per gli outsiders, gli emarginati, gli immigrati e per le vicende di Guantanamo e delle extraordinary renditions. Ed un capitolo particolare è dedicato all''altro evento, su cui si sostiene che Bush abbia perso definitivamente il consenso: New Orleans piegata dall''uragano Katrina.
Dalle interviste vengono fuori le ingiustizie sociali del sistema americano, vedi il sistema sanitario e la questione degli immigrati, che scioperano per dimostrare quanto è necessario il loro lavoro, pur senza avere diritti ("ora marciamo e domani voteremo", dicono).
I mezzi di comunicazione distorcono la verità, la politica imbavaglia i giornalisti, la religione con tracce di fondamentalismo prende piede, insieme al consumismo dilagante e al sempre maggior indebitamento e minore potere d''acquisto.
Ci sono poi madri coraggio che protestano per i figli persi nella guerra irachena in nome deldi patriottismo.
Appare però la volontà di tutti di lasciarsi alle spalle tutto questo, di risorgere dalle "ceneri di una Roma che brucia".
Ed il futuro? Come viene immaginato? Riuscirà l''America a vincere la guerra con sè stessa e le sue contraddizioni?
Cosa occorre fare al più presto? Jeremy Rifkin nel capitolo finale dell''edizione ampliata di questo saggio, dà una conclusione volta all''avvenire. E questa sta nell''ambiente, nel fronteggiare, con altre fonti di energia, il cambiamento climatico.
Smetterla di usare quelle fonti non rinnovabili che sono il motore di un mondo meno giusto, perchè, proprio perchè carenti, sono sempre più centralizzate nelle mani di pochi che muovono tutti i fili dei poteri economici e politici. Si deve passare ad un mondo dove l''energia è distribuita, per sopravvivere come razza umana e farlo in un mondo più equo. Questo è un concetto che l''Europa, secondo Rifkin, ha già immagazzinato, e l''America deve ancora farlo suo, e la speranza sono le nuove generazioni.
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