Leggere gli scritti di una persona che ha pagato con la propria
vita il fatto di aver espresso le proprie opinioni e di aver testimoniato in maniera assolutamente veritiera fatti e avvenimenti, fa sicuramente un certo effetto. Non si può rimanere indifferenti e come minimo ci si chiede se noi stessi saremmo capaci di un tale coraggio, o se questo ti viene comunque dall''ambiente in cui vivi e le circostanze in cui ti trovi non ti lasciano altra scelta. Comunque cerco di proseguire con ordine.
Anna Politkovskaja è la giornalista della "Novaja Gazeta" assassinata il 7 ottobre del 2006 nell''androne del palazzo in cui abitava. La Novaja Gazeta è uno dei giornali della stampa indipendente russa per cui Anna ha lavorato fino al giorno della sua morte, poco prima di pubblicare uno sconvolgente reportage sulle torture perpetrate in Cecenia dai russi. Minacciata più volte di morte, arrestata, interrogata e sottoposta a pestaggio, scampata ad un avvelenamento (mentre si recava a Beslan), è sempre andata avanti nelle sue inchieste. La polizia russa non è "stata in grado" di scoprire il "mandante", ma appena recatasi sul luogo del delitto, ha subito sequestrato il suo computer. Al suo funerale erano presenti circa uno o due migliaia di persone e nessun membro delle autorità russe. Sapeva che la sua vita era appesa ad un filo e diceva: "la mia vita è difficile, ma è soprattutto umiliante.A 47 anni non ho più l''età per scontrarmi con l''ostilità e avere il marchio di reietta stampato sulla fronte.Non parlerò delle altre gioie del mio lavoro - l''avvelenamento, gli arresti, le
minacce di morte telefoniche e online, le convocazioni settimanali nell''ufficio del procuratore generale per firmare le dichiarazioni su tutti i miei articoli.Naturalmente gli
articoli che mi presentano come la pazza di Mosca non mi fanno piacere.Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo."
Il libro è una
raccolta di articoli, pubblicati dalla Novaja Gazeta tra il 2002 e il 2006 e riguardano quattro argomenti:
- la Cecenia
- il sequestro al Teatro Dubrovka
- la strage di Beslan
- la Russia di oggi. Lo stile della narrazione e la prosa sono asciutti, diretti crudi, come se la giornalista non avesse tempo da perdere. Gli articoli non sono però privi di umanità e il messaggio è sempre quello di non dimenticare.
Le cronache degli articoli danno i brividi e non ne scelgo nessuno come esempio, sinceramente non saprei quale è il più significativo, perchè sono tutti significativi. Meticolosa è la narrazione dei rastrellamenti e rapimenti in Cecenia, le torture, la complicità di Mosca. Fa orrore la descrizione dell''enorme ondata di razzismo verso i ceceni che imperversa su Mosca dopo il caso del Teatro Dubrovka, le indagini nebulose da parte delle autorità, la cui unica preoccupazione è di nascondere le conseguenze dell''utilizzo del gas per liberare gli ostaggi: un agente chimico, coperto da segreto militare.
E la strage di Beslan? Gli articoli di questa raccolta riguardano soprattutto le conseguenze, tragicissime, l''indifferenza e l''inerzia delle autorità e anche, orrore nell''orrore, la distorsione della realtà da parte di queste, fino al punto di alimentare
odio verso gli insegnanti sopravvissuti.
L''ultima parte della raccolta riguarda la Russia di oggi, con articoli sull''impunità che godono le autorità, la corruzione dilagante, la negazione dei diritti basilari.
Non si può provare che rabbia leggendo questi articoli, ed è sacrosanto quello che la giornalista dice, che tutto questo genera odio. Cito dal testo e concludo "il mondo teme una reazione nucleare incontrollata, io
temo l''odio. Si accumula sempre di più ed è fuori controllo...e temo ancora di più chi con la violenza costringe i propri simili ad accumularne. Li temo perchè prima o poi quel sentimento strariperà dagli argini".
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