Recensione a Fernando Pessoa, “I trentacinque sonetti”, a c. di U. Serani, Firenze, Passigli, 1999.
La casa editrice Passigli di Firenze ha operato alcuni anni or sono la riedizione di alcune poesie di Pessoa, scritte a partire dal 1910, già raccolte in volume e uscite a Lisbona nel 1918 in inglese. Ciò costituisce una novità e ci si è chiesto il motivo per cui Pessoa avesse scritto queste poesie in inglese, e in un inglese del Seicento per di più, e secondo la metrica della poesia inglese secentesca , usando in special modo il sonetto shakespiriano. Le motivazioni possono essere state molte, però non bisogna dimenticare in prima istanza che Pessoa aveva un’ottima conoscenza dell’inglese, una sorta di “lingua seconda” largamente praticata negli appunti di lavoro, e attraverso la quale probabilmente voleva farsi maggiormente conoscere e apprezzare anche dal pubblico di lingua inglese. In secondo luogo, il rifarsi al sonetto shakespiriano del ‘600 e soprattutto a un secolo che sviluppò molto attentamente i temi legati all’inganno, alla dissimulazione e a un mondo dove l’apparenza e la
maschera costituiscono elementi privilegiati della poetica di molti scrittori europei, permette a Pessoa di sviluppare un tema inquietante e a lui molto caro, ovvero quello del mistero dell’identità vera dell’uomo, che sembra continuamente mimetizzarsi rispetto al mondo, quasi per un istintivo sentimento di difesa, dato che, appunto, la realtà fuori di sé viene avvertita come un qualcosa di estremamente pericoloso. Ecco che allora a Pessoa sembra che “l’anima stessa si maschera”. E’ certo però che se tutto il mondo è apparenza, di fatto esso diventa arcano ed effettivamente inconoscibile nella sua reale essenza, per cui noi tutti diventiamo spettatori di una realtà che manca di una sua verità e concretezza fattuale: una sorta di “nulla” evanescente e precario. In questo senso, per Pessoa, dunque, ciò che si conosce è “il falso”. “I trentacinque sonetti” sono stati considerati come un importante documento primo dei temi così frequentati successivamente dalla poetica di Pessoa, fortemente legata ai problemi esistenziali del “mascheramento” e, in definitiva, alla consapevolezza interiore del difficile rapporto comunicativo tra gli uomini, e della sostanziale “
incomunicabilità” tra gli esseri umani. Una tematica, questa, largamente presente nelle poetiche del Novecento europeo, e della quale senza dubbio fu interprete ed esponente di spicco Luigi Pirandello.
Enzo Sardellaro, professore di Lettere Italiane e Storia