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Sommari e brevi recensioni

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a silvia

di : Torino     

Autore : leopardi
A Silvia costituisce una sintesi
di tutti i più forti motivi leopardiani: l’io del poeta riflesso
nella figura
di una "ragazzina" che simboleggia insieme la giovinezza e
la speranza a questa indissolubilmente legata; motivi che si intersecano
nella perfetta struttura di questo testo, fatta di accostamenti e di riprese,
di salti e incroci, come si può vedere dalla disposizione delle
sei strofe (nella prima, nella seconda e nella quinta si parla di Silvia,
nella terza, nella quarta e nella sesta Leopardi si rivolge a se stesso,
con una particolare climax tematica, in quanto dalle occupazioni pratiche
"gli studi leggiadri / ... e le sudate carte" "la faticosa tela" il discorso
si concentra poi su temi più interiori quali la speranza, il fato,
la giovinezza e la natura), non sfumano mai l’uno nell’altro, non cedono
nulla della loro concretezza nel percorso che dall’iniziale "Silvia, rimembri..."
conduce alla chiusura dove è alla speranza caduta che Leopardi si
rivolge lasciando tuttavia imprecisato il grado di compenetrazione ormai
avvenuto tra questa e Silvia. Questa "concretezza", che ha un riflesso
immediatamente tangibile nella nitidezza icastica dell’enunciazione, è
riconoscibile sia nell’uso di un linguaggio puntuale ed essenziale, sia
nella frequenza di pronomi personali, possessivi e di dimostrativi, che
insieme alle congiunzioni creano un effetto molto incisivo in contrasto
con gli stacchi più lirici ed evocativi, sia nella posizione che
questi occupano all''interno della lirica: all''"E tu" dei vv. 5 e 13, posti
entrambi in chiusura sintattica della prima e seconda strofa, fa seguito
l''"Io" del v. 15 con cui si apre la terza strofa chiusa dal''"io" tra parentesi
di "Quel ch''io sentiva in seno". In questa stessa strofa, come nella successiva,
ricorrono più volte sia il pronome me/mi sia aggettivi possessivi
che si riferiscono al poeta e a Silvia. La quinta strofa si apre con un
"Tu" e prosegue con "anni tuoi", "ti molceva il cuore", "teco". Nella sesta
strofa "mia" ricorre quattro volte e l''ultimo periodo è aperto da
un "tu" riferito questa volta alla speranza, tema che assorbe la figura
di Silvia tra la chiusura delle quinta strofa e l''incipit della sesta:
"Nè teco le compagne ai dì festivi / Ragionavan d''amore //
Anche peria tra poco / La speranza mia".
La lirica "A Silvia" appartiene ad
un momento centrale del percorso poetico di Leopardi in quanto inaugura,
dopo il silenzio poetico degli anni venti, la nuova stagione cosiddetta
pisano-recanatese, contrassegnata dalla consapevolezza, maturata nel quadro
della stesura delle "Operette morali", della perdita delle illusioni sulla
possibilità di una condizione felice dell’uomo in armonia con la
natura, ora vista come ingannevole (e cfr. a questo proposito i vv. 36-9:
"O natura, o natura... / ... / ... perchè di tanto / Inganni i figli
tuoi?"). I temi di questa fase poetica pertengono in gran parte al tempo
inteso come memoria (ne è un esempio "A Silvia" e ancora di più
la successiva "Le ricordanze"), attesa ("Il sabato del villaggio"), senso
generale dell’esistere ("Canto nottruno di un pastore errante dell’Asia").
Molto labile è peraltro la distinzione tra queste liriche, denominate
"grandi idilli" e i motivi ad esse sottesi e quelli dei "piccoli idilli"
della prima stagione poetica leopardiana. In tutti emerge infatti, pur
attenuato dalla "visione" di una natura colta spesso nei suoi aspetti e
momenti "positivi" (vedi in particolare i primi versi della "Sera del dì
di festa" e della "Quiete dopo la tempesta"), una voce dominata dalla constatazione
dolorosa ma disincantata della vanità dell’esistere e delle scarse
consolazioni che offre "Il rimembrar delle passate cose" ("Alla luna"),
lo straniamento nell’indefinito del pensiero e del ricordo ("L’infinito"),
l’attesa di un giorno festivo ("La sera del dì di festa", "Il sabato
del villaggio"), il sollievo dopo il pericolo "La quiete dopo la tempesttazione che si arricchisce di nuove sfumature in seguito alla
perdita irrevocabile della giovinezza, "Ti perdo / ... / O dell’arida vita
unico fiore" ("Le ricordanze") che pervade di sé tutti i nuovi idilli.
Sintomatica in questo senso deve considerarsi la "correzione" apportata
in un secondo tempo all’idillio "Alla luna" dove i vv. 13-4, "Nel tempo
giovanil ... / ... breve ha la memoria il corso", limitano ad un’età
ormai perduta la capacità consolatrice della memoria, destinata
a diventare un’ulteriore fonte di infelicità per il poeta: "Quando
sovviemmi... / Un affetto mi preme / Acerbo e sconsolato" ("A Silvia");
"un dolce rimembrar... / Dolce per se; ma con dolor sottentra / Il pensier
del presente" ("Le ricordanze"); "farammi acerbo / L’esser vissuto indarno"
(ivi) "la rimembranza acerba" (ivi).
Pubblicato il: ottobre 21, 2007
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