Dopo l’interruzione del sodalizio con il fratello Peppino, avvenuta nei primi anni ’40,
Eduardo De Filippo intraprese la seconda fase della sua produzione teatrale. Non più farse tragicomiche come “Non ti pago” e “Ditegli sempre di sì”, ma opere che, senza rinnegare le proprie radici umoristiche, facessero emergere il lato drammatico della società civile e, più in generale, della condizione umana.
Ecco che, immediatamente dopo la fine della guerra, il De Filippo autore mise a segno una “tripletta” che è rimasta negli annali del teatro italiano del Novecento: “Napoli milionaria”, “Filumena Marturano” e “Questi fantasmi”. Quest’ultima
commedia, pur essendo la meno nota del trittico, stava molto a cuore ad Eduardo, che la scelse come esempio per una sua conferenza tenuta a Montalcino nel 1983 (un anno prima della morte).
La trama ha per protagonista Pasquale Lojacono: quello che oggi si definirebbe un “lavoratore precario”. Stanco di svolgere mestieri umili e malpagati, Pasquale accetta un incarico bizzarro: riabilitare, con la propria presenza, l’appartamento di un palazzo napoletano del Seicento su cui pesa la superstizione popolare dei fantasmi. Lojacono, non prestando fede alla leggenda, accetta volentieri, e tenta anche di impiantare una pensione. Ma presto scopre che i fantasmi esistono davvero: nel senso che scambia l’amante della sua giovane moglie per uno spirito benevolo…
Fu lo stesso autore, nella suddetta conferenza, a rivelare il significato recondito dell’opera, tutto racchiuso nella frase del personaggio principale: “I fantasmi non esistono. I fantasmi siamo noi”. I fantasmi della società sono le leggi anacronistiche, come quella che all’epoca impediva il divorzio, le ingiustizie sociali, e i difetti della natura umana, che portano le persone a non comprendersi, creando equivoci e risentimenti.
Solo davanti al trascendente gli uomini calano la propria maschera e dicono la verità: “Con un altro uomo non avrei parlato,
ma tu sei un’altra cosa” dice Pasquale all’amante della moglie, che lui crede un fantasma.
Una nota a parte merita la scena del caffè, in cui Pasquale si rivolge al celebre professore Santanna, che rappresenta “l’occhio del mondo”, il giuidizio degli altri che ci condiziona e ci impedisce di essere liberi perfino nell’intimità della nostra casa. E in un’epoca come quella attuale, in cui siamo costantemente spiati, tanto da far gridare i media ad un “effetto Grande Fratello”, direi che questa intuzione di Eduardo non ha perso la sua modernità.
Di “Questi fantasmi” esiste anche una famosa versione televisiva del 1962, che oggi è reperibile pure in dvd.