La fortuna dei
Sei personaggi in cerca d'autore è stata davvero singolare - come forse è il destino delle opere che
rivoluzionano le epoche e le concezioni di arte. Fischiata alla prima apparizione, non ebbe fortuna neppure nelle successive riproposizioni.
Soltanto il tempo è stato un giudice imparziale, nei confronti dell'inventiva e del genio pirandelliano. Oggi questa è la pietra miliare dell'arte italiana del Novecento. Insignito del Premio Nobel per la letteratura, l'artista siciliano è divenuto celebre in tutto il mondo e i suoi drammi sono messi in scena in tutti i teatri e tutte le lingue. Pochi drammaturghi, nella storia e nelle epoche, hanno avuto la fama che oggi gode questo autore che partì da una situazione disagiata e convisse tutta la vita con problemi economici e familiari di ogni tipo.
La storia messa in scena, nei
Sei personaggi in cerca d'autore, è questa.
Ci sono sei personaggi (appunto, come il titolo suggerisce) che si presentano a un impresario di teatro, affinché questi realizzi un dramma apposta per loro. Questi personaggi hanno una storia da raccontare, e si tratta di una storia profondamente umana e drammatica. La figlia, una bella e giovane donna, abbandonata dalla fortuna, sarebbe andata a prostituirsi, alle dipendenze di una donna avida e poco rispettabile. Il caso ha voluto che suo padre, uomo forte ma piegato dalle sofferenze, sia un giorno entrato nella stessa casa di appuntamenti dove la figlia lavorava. L'incontro così fortuito, così drammatico, avrebbe compromesso l'equilibrio emotivo di tutta la famiglia. Ora tutti sono in crisi, tutti hanno qualcosa da rimproverare agli altri e pure a se stessi.
Questa è la storia che i personaggi raccontano all'impresario. Quest'ultimo decide di accogliere, infine, la loro richiesta, pur lamentando il risvolto troppo barbaro della vicenda, che avrebbe scontentato buona parte del pubblico. I personaggi ribattono che la loro storia è terribilmente reale, più reale di qualunque altra storia che si possa inscenare, e questo basta a convincere l'impresario.
Ma l'impresario, al momento di chiamare attori professionisti, che siano in grado di "rappresentare" sul palco la storia di questi personaggi - che pur essendo "personaggi" sono in realtà più umani degli attori professionisti che li devono impersonare, alle dipendenze di un regista e un'impresario - chiama attori che non sono capaci di riprodurre fedelmente la storia avvenuta.
Qui sorge il vero dramma pirandelliano: la vita non può essere rappresentata.
I personaggi chiedono di avere vita e voce, ma il teatro non può dare loro né questa né quella.
Il teatro esige di trasfigurare la storia che i personaggi raccontano, al fine di soddisfare le esigenze e i gusti del pubblico. Altrimenti l'impresario fallirebbe e sarebbe costretto a interrompere tutto.
L'epilogo è dunque questo: i personaggi se ne vanno, scompaiono insieme alla loro storia, che nessuno conoscerà perché nessuno è in grado di rappresentarla fedelmente.