La Locandiera, commedia scritta nel 1750, è il prodotto più rappresentativo della concezione di
realismo introdotta
nel teatro da Carlo Goldoni.
Protagonista di questa commedia è Mirandolina, una donna bella e astuta che gestisce la locanda che ha ereditato da suo padre. Nella gestione è aiutata dal cameriere Fabrizio, che le è sempre stato vicino. Tra i clienti abituali della locanda, figurano il Marchese di Forlimpopoli e il Conte di Albafiorita. Il primo è un nobile della vecchia aristocrazia, che ha perduto l’antica fortuna e ora è uno squattrinato che non può vantare altro che il proprio nome e il proprio titolo. Il secondo è un nobile della nuova aristocrazia, ossia un uomo arricchito che si è comprato il titolo. Secondo le intenzioni di Goldoni, questi due personaggi due tipi diversi di parassiti sociali. Entrambi sono attratti da Mirandolina, che mantiene la distanza da entrambi, pur senza rifiutare le loro attenzioni. La donna sa, infatti, che è sempre meglio assecondare i gusti del cliente, e sa anche che la presenza di qualche aristocratico – anche se decaduto e in miseria – può fare buona pubblicità alla sua locanda. Col suo comportamento, lei appare come una tipica figura di quella nuova classe sociale che si stava innalzando all’epoca: Mirandolina è rappresentativa del più comune spirito borghese e imprenditoriale.
La vita quotidiana è piuttosto noiosa, fino al comparire sulla scena di un nuovo ospite nella locanda: il Cavaliere di
Ripafratta. L’uomo è un aristocratico, ma è diverso dai primi due ospiti, che sono solo vanitosi parassiti che vivono di chiacchiere. Il Cavaliere ha avuto una dura esperienza amorosa, che gli ha indurito il cuore e lo ha reso un misogino incallito. Ostile alle donne, si comporta in maniera sfuggente anche verso Mirandolina, che era abituata invece ad essere corteggiata da tutti.
La donna, sentendosi offesa, decide di tessere un inganno: lo vuol fare innamorare di sé, e presto ci riesce. Il Cavaliere rivela una personalità vulnerabile, e cade vittima dell’appeal di Mirandolina. Intanto gli altri due nobili fremono di invidia, visto il successo che sembra avere l’ultimo arrivato.
Alla fine, quando più il Cavaliere è perduto e accecato dalla passione, Mirandolina si tira indietro. La donna annuncia che sposerà il cameriere Fabrizio, che sempre è stato interessato alla donna – anche per la concreta possibilità di divenire il proprietario della locanda.
La decisione pronunciata da Mirandolina risolleva il morale dei due aristocratici, che in questo modo non si sentono superati da un loro “pari grado” arrivato da ultimo. Appare piuttosto evidente che Mirandolina e Fabrizio si sposano per reciproco interesse: Mirandolina non potrebbe avere un beneficio reale, per il suo businness, dal matrimonio con uno di questi aristocratici. Lei ha bisogno di qualcuno che le dia una mano nella gestione dell’esercizio, non ha bisogno di chiacchiere ma di fatti. Da parte sua, Fabrizio ha invece l’attesa chance di elevare la sua posizione professionale e sociale.
In base agli aspetti che qui abbiamo sottolineato, è evidente che la
Locandiera è una storia davvero moderna, che potrebbe risultare del tutto credibile anche ai nostri giorni, così come lo era nel 1750. Il
realismo di Goldoni qui si mostra con una vena di sottile e profondo cinismo: i veri sentimenti sono ridicolizzati, perché a dominare lo spirito della nuova classe emergente è solo l’interesse per il profitto, e questo è il pensiero che informa pressoché tutto le relazioni umane.