Scritto nel 1690, il Saggio
nacque dal
bisogno di affrontare
problemi non strettamente filosofici. In una
riunione cinque o sei amici incontravano difficoltà nel discutere, non
riuscendo, tuttavia, a trovare una soluzione ai propri dubbi. Ecco, dunque, il
bisogno di esaminare direttamente le capacità dell’intelletto dell’uomo di
considerare gli oggetti, di stabilire e riconoscere i limiti della conoscenza
umana.
La ragione deve fare i conti con
l’esperienza, che fornisce la materia prima di ogni conoscenza. Le
idee semplici sono gli elementi fondanti del sapere umano e derivano
dall’esperienza; da esse scaturiscono idee complesse, che devono essere
controllate dall’esperienza, impedendo l’arbitrio, così come l’avventurarsi in
problemi fuori dalla reale portata umana, come fa la metafisica tradizionale.
Locke si mantiene fedele al
principio cartesiano che avere un’idea
significa percepirla, per cui le idee
non ci sono, quando non sono pensate: per l’idea esistere significa essere
pensata. Quando l’oggetto non è più testimoniato dai sensi, la certezza
della sua esistenza sparisce ed sostituita da una semplice probabilità, nella quale
si afferma la verità o la falsità di una proposizione non per la sua evidenza,
ma per la conformità con l’esperienza o la testimonianza di altri uomini.
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