Post Office è una delle prime
opere prodotte e pubblicate da Charles Bukowski, parliamo del 1971, era stata preceduta, che sappia io, soltanto da una raccolta di racconti del 1969: "Taccuino di un vecchio sporcaccione". C. B. ha iniziato a scrivere tardi, verso i quarant'anni, molte delle sue opere sono largamente autobiografiche, come nel caso di questo romanzo, il cui protagonista, Henry Chinaski, è uno degli alter ego preferiti dello scrittore. Leggendo qualche intervista di C. B., (molto bella quella concessa a F. Pivano edita col titolo "Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle"), si ha presto chiaro che abbiamo a che fare con un personaggio molto particolare, che fa della schiettezza e della semplicità narrativa le sue bandiere. Molti suoi
libri sono di una crudezza esasperante, spesso si ha a che fare con un linguaggio snervato, un mondo di miseria e cinismo, cronache disperate della quotidiana realtà di
personaggi derelitti, deprimenti.
Tanta gente disprezza i temi e la sincerità disarmante di Bukowski, in pochi hanno lo stomaco per digerire senza un sussulto lo squallore dipinto serratamente nelle sue testimonianze, ma nessuno, dopo aver letto qualche pagina, riesce a staccare la mente facilmente dalle sue parole...anzi...
I libri di C. B. si leggono avidamente, dalla prima all'ultima pagina, in una sola notte, stupiti, ammaliati, incuriositi da ciò che viene narrato con quelle scarne parole. Per me almeno è stato così e, recensendo questo libro, mi auguro di portare altri fra voi a provare la stessa esperienza.
Consiglio Post Office per iniziare la lettura delle opere del sopracitato, perchè è uno dei libri più sintomatici e rivelatori della vera natura di questo autore.
Il
romanzo tratta delle avventure di tal Henry Chinaski, postino alquanto particolare, alcolizzato irrimediabile, scopatore d'occasione. Tutte le vicende narrate sono un ritratto impressionante della vita di B., caratterizzata da irregolarità e disorganizzazione totale, a fronte di un lavoro dai ritmi spesso massacranti e inconciliabili. Le due facce del protagonista, lavoratore sottomesso a turni estenuanti e ubriacone allo sbando, sono l'espressione più chiara del disagio della classe proletaria americana di quegli anni. L'opera è testimonianza essenziale di una società malata, mangiata dal cancro del "sogno americano", oggetto di una violenta critica da parte di Bukowski, che nei suoi personaggi cerca proprio l'antitesi di questo, imponendoli come realtà innegabili.
I motivi che io vedo come principali nel romanzo sono la fuga dalla società, organizzata e strutturata in modo da fottere gli individui nelle sue piccole gabbie, come il lavoro alle poste di Chinaski, e la ricerca della libertà, non quella utopistica visione di tanti filosofi, ma semplicemente la possibilità di starsene in pace a procurarsi piacere.
Sul romanzo in sé non dico altro, non voglio rovinarvi il piacere della scoperta...
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