Delitto e castigo è la cronaca di un
Delitto: ne vengono descritti magistralmente il concepimento, il movente, la realizzazione,
le conseguenze ed il contesto socio-ambientale. Il protagonista assoluto del romanzo è Raskòl’nikov, un giovanissimo e promettente studente, trasferitosi a San Pietroburgo per studiare Giurisprudenza. Il ragazzo sogna un grande avvenire, ma si trova completamente sprovvisto di mezzi: sua madre vive di una pensioncina e di lavoretti occasionali come ricamatrice, e gli manda quello che può; quanto alla bellissima
sorella Dunja, la mancanza di una dote la condannerà a lavorare come istitutrice, senza mai farsi una famiglia.
La povertà conduce il giovane alla porta di Alëna Ivànovna, un’anziana ripugnante che ha guadagnato una fortuna facendo la strozzina. Casualmente viene a sapere molte cose su di lei: che vive con la sorella minore Lizaveta, una donna buona ma un po’ ritardata; che la maltratta e le sequestra i soldini guadagnati onestamente aggiustando stoffe e vestiti; che ha lasciato tutto il suo patrimonio ad un monastero, così che sua sorella vivrà in ristrettezze anche dopo la sua morte.
Raskòl’nikov comincia a meditare sul delitto perfetto: che danno apporterebbe all’umanità l'uccisione di quella vecchia, cui resta comunque poco da vivere, e che fa solo del male al prossimo? E a chi gioveranno tutti quei soldi, che finiranno in mano al già ricchissimo clero? Sarebbe da vigliacchi, conclude, rimanere in balìa della miseria e pesare sui propri familiari pur sapendo benissimo dove procurarsi non solo di che vivere, ma anche di che aiutare i propri cari. Mentre il ragazzo continua a pensare al delitto studiando un piano dettagliato, la situazione familiare precipita: Dunja riceve una proposta di matrimonio da un uomo più anziano di lei, un ricco avvocato che potrebbe pagare gli studi al fratello ed avviarlo alla professione.
L’uomo si rivela gretto e meschino: oltre ad offrire diverse prove di avarizia, dichiara apertamente che preferisce sposare una ragazza senza dote, che gli sia per sempre riconoscente; Raskol’nikov intuisce facilmente che la sorella si sta sacrificando per lui, perché possa studiare e diventare ricco ed importante, e per assicurare una vecchiaia dignitosa alla madre.
E’ solo allora che decide di attuare sul serio quella che forse sarebbe rimasta una fantasia giovanile: uccidere la vecchia e risolvere tutti i problemi economici.
Il giovane non ha però fatto i conti con l’orrore del delitto commesso e con la paura di essere scoperto, che lo porterà ad attirare sempre più su di sé l’attenzione degli inquirenti, fino all’inevitabile
confessione.
Le vicende di Raskòl’nikov, ambientate nel quartiere degradato attorno alla piazza Sennàja (dove visse lo stesso Dostoevskij), si intrecciano con quelle di una serie di personaggi interessanti: la disgraziata famiglia di Marmelàdov, i cui membri vivono del lavoro di prostituta della figlia maggiore Sonja; il tenebroso Svidrigàjlov, uomo perverso con fantasie pedofile che avrà però un ruolo positivo nella vicenda; l’intuitivo investigatore Porfìrij Petròvič, che spingerà Raskòl’nikov alla confessione; infine il buon Razumìchin che, insieme alla bella Dunja, è il vero “personaggio positivo” del libro.
La vicenda del delitto e del percorso interiore che porterà Raskòl’nikov alla confessione e all’accettazione della pena è solo il filo conduttore del romanzo, che è anche un indimenticabile quadro della vita nei quartieri poveri di San Pietroburgo: le bettole, gli ubriaconi, la disperazione di una vita senza prospettive, le ragazze, poco più che bambine, costrette a prostituirsi nell’indifferenza generale.
Questo è l’ambiente, queste le ingiustizie alla base del crimine di Raskòl’nikov; ma non è il delitto la risposta alle ingiustizie sociali. La via giusta è quella di Razumìcin: una via fatta di lavoro, di entusiasmo, di spirito di iniziativa, di intelligenza e creatività.
Il lettore, portato ad identificarsi con Raskòl’nikov, finise per condividerne le motivazioni e per comprendere perfettamente (e forse anche giustificare) il delitto; rivive però anche il malessere del protagonista, fino alla catarsi finale della pena.