- Nome?...
- Yeshua - rispose rapido l'accusato.
- Hai un soprannome?
- Hanozri
- Di dove sei?
- Della città di Gamala - rispose l'arrestato indicando con un movimento della testa che laggiù, lontano, alla sua destra, verso nord, esisteva una città chiamata Gamala.
- Di che sangue sei?
- Non lo so di preciso - rispose pronto l'arrestato, - non ricordo i miei genitori. Mi dicevano che mio padre era siriano... Scoprii
Il maestro e Margherita a meno di vent'anni, e subito mi chiesi come mai questo
libro non veniva letto nelle scuole al posto dei
Promessi sposi.
L'arte di Bulgakov è ironica e tragica, ricca di allegorie (chiarissima quella del miracolo operato da Voland & Co. in un teatro: dal nulla spuntano soldi, abiti elegantissimi... che poi però svaniranno, a simboleggiare le promesse non mantenute del governo). La sua percezione dei lati più fantastici della vita (russa, ma non solo), invita a nuove riletture: perché ci sono sempre nuovi dettagli, nuove sfumature da scoprire.
Iniziata nel 1928, la prima parte del
Maestro è già pronta nel 1933; ma nel 1934 lo scrittore vi introduce un nuovo personaggio: Margherita. Ne viene fuori un'opera complessa, alla quale Bulgakov lavorò fino alla fine dei suoi giorni. Morì, per via di una terribile malattia, il 10 marzo 1940, lasciando numerosi manoscritti inediti. Purtroppo, il lettore russo dovrà attendere oltre trent'anni per poter leggere
Il maestro e Margherita: esso infatti venne pubblicato dalla rivista
Moskva solo nel 1966/'67.
E fu subito sensazione.
Fin dalle prime pagine accadono eventi portentosi, e ciò in una Mosca votata al materialismo, all'utilitarismo, all'ateismo più schietti. Con grottesche pennellate (uno stile che il critico Koverin definì "à la Goya"), Bulgakov descrive le forze del male, incarnate non tanto dal diavolo, ma da persone comuni.
Il diavolo è Messer Voland o Woland, misterioso "turista" forse teutonico.
Faust di Goethe ('Notte di Valpurga'); deriva dal tedesco medio-alto váland, "tentatore".>
A proposito di Satana o di chi per lui: quando lessi questo romanzo, conoscevo già il monumentale Doctor Faustus di Thomas Mann, e immediatamente presunsi che Bulgakov avesse "imparato la lezione" dallo scrittore di Lubecca. Come mi sbagliavo! Il Doctor Faustus (che, forse lo sapete, è una lettura tutt'altro che agevole) fu pubblicato sette anni dopo la morte di Bulgakov. La verità è che mi era sembrato più moderno e attuale Il maestro e Margherita che non quell'altro libro. In effetti, la Mosca degli Anni Trenta, con le sue luci, i suoi motori e la sua frenesia, è più vicina a noi che non tutte le Germanie di un Adrian Leverkühn (figura centrale del Faustus di Thomas Mann).
Redatta durante i dodici anni più tragici della Russia, e dunque sotto la follia delle persecuzioni staliniane, l'opera di Bulgakov fu lasciata in una versione non definitiva. Gli ultimi capitoli del Libro Primo sembrano non essere stati ricorretti a sufficienza. Non aveva vita facile, il dottore Mihail Afanas'evic Bulgakov. Il clima politico era asfissiante, e lui era tenuto costantemente d'occhio da Stalin. Già il romanzo La Guardia Bianca e il dramma sulla guerra civile Fuga erano stati tacciati di antisovietismo...
Ne Il maestro e Margherita, un'elementare poesia (l'amore tra l'intellettuale e la bella Margherita; gli "inserti" sulla prigionia di Gesù <= Yeshua Hanozri> e il senso di colpa di Ponzio Pilato) va ad innestarsi in una saturazione realistica che trasuda disincanto, nero catrame. Il troppo realismo deforma ogni cosa, ogni avvenimento, sfociando in un delizioso surrealismo.
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