Bisogna naturalmente aver letto
Salgari da ragazzi. Io ho avuto la fortuna di farlo; e, con lui, Giulio Verne, Jack London, e ovviamente i Grandi Russi: la biblioteca paterna era fornitissima. Trovarmi adesso a recensire uno dei suoi
romanzi è quasi un'operazione blasfema: i sogni si vivono, non si descrivono.
Comunque sia: ho ripreso in mano questo romanzo ultimamente, in un momento a dir poco tedioso della mia vita. E... occorre dirlo? La lettura è riuscita a infondermi nuova linfa vitale e ad aiutarmi a superare certe situazioni assurde del contingente quotidiano.
Le
avventure di Sandokan e Yanez occupano diversi volumi, molti dei quali ormai semiobliati (chi conosce ad esempio
Il bramino dell'Assam?). In ciascun libro, tra battaglie di terra e di mare, duelli, misteri, amori e colpi di scena, il lettore viene calato in atmosfere esotiche, e i meno giovani tra di loro proveranno lo stesso desiderio (già espresso da Cesare Pavese) di tornare a "giocare ai pirati malesi". Spesso, dopo aver messo da parte uno dei romanzi di Salgari, ci si addormenta - sfiniti ma felici - per subito ritrovarci in mezzo a una giungla intricata o su un mare in tempesta. E' soltanto un sogno o siamo diventati anche noi tigrotti di Mompracem? E colei che ci sorride, è forse la Perla di Labuan?
I pirati della Malesia è ovviamente, insieme a
Le tigri di Mompracem, "il" classico per eccellenza della sconfinata produzione salgariana; ma io consiglierei anche alcuni altri titoli di questo autore dalla penna fluida e dalla fantasia tanto accesa (Salgari non lasciò
mai l'Italia, non viaggiò mai all'estero!):
Alla conquista dell'Impero, la trilogia delle
Avventure nel West e quello che forse è il più originale dei suoi romanzi:
Al polo australe in velocipede.
Curiosità: contemporaneamente a Salgari, viveva in Germania un altro scrittore che produceva a tamburo battente avventure in terre lontane sebbene non avesse mai viaggiato: Karl May. "Karl May" è uno pseudonimo (come Emilio Salgari), la sua Malesia era il Kurdistan, anche lui ambientò diverse avventure nel "Selvaggio West" (e furono quelle che gli diedero maggiore fama), anche lui era praticamente schiavo degli editori e anche lui (bisogna specificarlo?) morì oberato dai debiti.
Uguale se scegliete di (ri)leggere Salgari, Verne, London o Karl May: fatelo senza vergognarvi. Ignorate tranquillamente la dicitura che
Spesso compare sulle copertine: "Età di lettura: 9-12 anni".
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