E' quasi centenario l'autore di uno dei più fortunati romanzi del XX secolo:
Il giovane Holden (titolo originale:
The Catcher in the Rye, ovvero "L'acchiappatore nella segale
"). Sempre che sia ancora vivo. La sua riservatezza è tale che lui è più volte arrivato a minacciare con un fucile chi si avvicinava troppo alla sua casa. Detto questo, bisogna immaginarsi con quale umore Salinger abbia accolto la notizia di un libro-rivelazione di sua figlia Margaret (
L’Achiappasogni, da noi pubblicato da Bompiani). E se non l'ha ucciso questo, possiamo
stare sicuri che raggiungerà l'età di Matusalemme.
Credo di poter affermare che
Il giovane Holden fu il
libro che diede una piega decisiva alla mia
vita quando, 17enne, lo scoprii
nella biblioteca paterna. Mi identificavo pienamente nel personaggio centrale, e non solo: cominciai a usare le sue iterazioni ("Cristo Santo!"... "Ci scommetto"... "E via discorrendo"). Holden non è un ribelle, d'accordo; più che altro è un figlio della borghesia disadattato. Ma chi può negare che nel romanzo ci sia una sottile critica all'American Way Of Life? Holden è pazzo, un
pazzo bonario; ma è la vita stessa ad esserlo. Ed è il personaggio che ha aiutato almeno tre generazioni di adolescenti a capire che non bisogna prendere la realtà in maniera tragica: essendo che
ogni cosa è pazzia, i nostri difetti (le bugie, la scarsa affidabilità...) sono roba di poco conto. Chi inoltre ha o ha avuto, come me, la fortuna di avere pure una sorellina simile a Phoebe, sa che c'è sempre una spalla dove appoggiare la testa nei momenti di maggior sconforto.
Il giovane Holden rientra, a mio parere, nel genere della letteratura umoristica, anche se, a conti fatti, la vita del protagonista è un unico dramma.
Dopo questo suo lavoro di esordio, Salinger non riuscì a sfornare nient'altro di ugualmente valido. Certo, alcune pagine di
Nove racconti e di
Alzate l'architrave, carpentieri' "mi hanno lasciato secco" (come direbbe Holden), ma non sono libri altrettanto esaltanti.
Possiamo anche stare a discutere sull'influenza che Salinger ebbe su una marea di giovani scrittori negli Anni Cinquanta e Sessanta - anche se questa
influenza non è altrettanto visibile come quella che esercitarono, ad esempio, Hemingway, Henry Miller e i cantori della Beat Generation -; ma è un discorso che ci porterebbe troppo lontano. Aggiungerò soltanto che più tardi ho riletto il libro, oltre che nella versione originale, anche nelle traduzioni in tedesco e in francese, e vi assicuro che quella italiana (firmata da Cesare Pavese) rimane ancora la migliore.
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